Resistenze ai disastri sanitari, ambientali ed economici nel Mediterraneo

Interverranno

dott. Michele Di Lecce, ex Procuratore Capo del Tribunale di Genova
dott. Claudio Calabresi, SNOP (prevenzione)
Francesca Martini, ricercatrice-militante-esperta migrazioni
Marcello Zinola, giornalista
Ivano Bosco, segretario generale della Camera del Lavoro
salvatore Palidda, curatore del volume e autore di alcuni capitoli <http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/04/24/mediterraneo-azioni-concrete-non-parole/>

Il libro comprende 17 capitoli scritti da 15 autori di diversi paesi sulle resistenze ai vari disastri in Turchia, Libano, Tunisia, Spagna, Francia e Italia e in generale in tutto il Mediterraneo. Soprattutto dal XIX secolo e ancora di più dagli anni Settanta le popolazioni dei paesi mediterranei sono colpiti da disastri sanitari e ambientali che provocano milioni di morti e ammalati. A questo si aggiungono i disastri economici anch’essi dovuti alla devastazione del territorio e alla diffusione dell’inquinamento, oltre che alle guerre, alle neo-schiavitù; tutto ciò spinge a migrazioni disperate e spesso tragiche. La responsabilità di questi disastri è delle multinazionali e dei poteri politici che mirano sempre al profitto di pochi a tutti i costi. Si tratta del crimine contro l’umanità e il pianeta Terra, il fatto politico totale del XXI secolo che colpisce la maggioranza delle popolazioni prive di ogni protezione, in particolare nel mondo mediterraneo attaccato dal neoliberismo eurocentrico che si avvale anche del neofascismo, del razzismo e del sessismo.

Tuttavia, da anni si sviluppano sempre più le Resistenze delle vittime e degli abitanti delle zone più colpite che riescono anche a conquistare alcune vittorie quando si crea collaborazione fra essi e i professionisti non corrotti delle agenzie di prevenzione e controllo e delle varie istituzioni, associazioni e sindacati. Il libro vuole valorizzare e promuovere tutte le resistenze perché esse indicano l’unica prospettiva di effettiva resilienza rispetto ai disastri, la fattibilità di bonifiche e risanamento delle realtà a rischio, di estinzione e riconversione delle attività che producono morte. Promuovere la collaborazione di tutti e quindi delle diverse conoscenze e competenze per lo sviluppo delle resistenze: questa è la scommessa per non rassegnarsi alla morte stessa del Mediterraneo costruendo collettivamente prosperità e posterità dignitose per la maggioranza delle popolazioni oggi priva di tutele sufficienti.

 

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Il granello di sabbia n° 33 – Fuori dal mercato –

 

 

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Editoriale

“Apprendere, diffondere, praticare!”

di Vittorio Lovera

C’è vita oltre il debito?

di Marco Bersani

Commons: l’alternativa

di Paolo Cacciari

Ilva: il lavoro contro la vita?

di Simona Fersini

Dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale

di Marco Schiaffino

Fuorimercato: un’esperienza in divenire

di Gigi Malabarba

L’uso civico e la rete dei beni comuni

di Giuseppe Micciarelli

Per una finanza bene comune

di Nicoletta Dentico

Un altro cibo è possibile

di Virginia Meo

Per un’economia trasformativa

di Riccardo Troisi

Mondeggi Bene Comune, Fattoria senza padroni

di Giovanni Pandolfini

Poveglia per tutti! Da sogno a realtà, da utopia a progetto

a cura dell’Associazione Poveglia per tutti

Dieci ragioni per dire No Tap!

di Re:Common

Rubriche

Democrazia partecipativa

La lezione del 4 marzo

a cura di Pino Cosentino

Migranti

Migrazioni: a chi giova l’emergenza?

a cura di Roberto Guaglianone

Il fatto del mese

Salvate il soldato Zuckerberg

di Marco Schiaffino

Università di primavera 2018, Taranto 12-13 maggio

Un altro mondo è necessario. E anche possibile?

La vittoria più grande che il capitalismo poteva cogliere è stata centrata.  Agli occhi dei più oggi appare preclusa persino la speranza di una società alternativa.

Tuttavia il pensiero unico neoliberista oscura, ma non può celare del tutto i lineamenti del mondo che verrà.

Cerchiamo di cogliere i germogli dell’ umanità nuova che sta maturando tra le pieghe della società attuale e quali vie potrà seguire per affermarsi

di Pino Cosentino Attac

 

Il granello di sabbia gennaio febbraio 2018: Debito globale; come uscirne?

 

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In questo numero:

Le Commissioni Bilancio e Politiche europee della Camera dei Deputati hanno nei giorni scorsi votato NO all’unanimità all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei

 

di: ATTAC ITALIA

Le Commissioni Bilancio e Politiche europee della Camera dei Deputati hanno nei giorni scorsi votato NO all’unanimità all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei, come invece richiesto dalla nuova proposta di Direttiva promossa dalla Commissione Europea, che dovrebbe venire approvata entro giugno 2018.

Un primo dato da rilevare è che un pronunciamento del Parlamento, per quanto tenuto in sordina prima e dopo il voto, è finalmente arrivato.

Un pronunciamento che va in direzione di quanto da noi sostenuto con la petizione Stop Fiscal Compact, lanciata proprio per chiedere un secco NO al Parlamento italiano.

Vittoria, dunque? Meglio dire che la nostra campagna ha segnato un punto, in un percorso che, oltre che lungo, è tutt’altro che lineare.

Innanzitutto perché il voto della Camera dei Deputati, vincolante a livello europeo, potrebbe essere modificato da un diverso pronunciamento del governo che uscirà dalle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Facile leggere, da questo punto di vista, motivazioni elettoralistiche sull’unanimità del NO, dato che, notoriamente, tutti i partiti amano alzare la voce contro i vincoli europei prima del voto, salvo poi inginocchiarvisi dal giorno successivo.

Inoltre, le Commissioni Bilancio e Politiche europee, nella medesima seduta, si sono pronunciate favorevolmente rispetto alle altre due proposte contenute nella bozza di direttiva europea, l’istituzione di un super Ministero europeo delle Finanze e l’istituzione del Fondo Monetario Europeo.

Nessuna inversione di rotta all’orizzonte dunque, ma va sottolineato come sul tema Fiscal Compact sia molto chiaro a tutte le forze politiche cosa ne pensino le popolazioni: meglio blandirle in campagna elettorale, salvo poi scoprire le carte a nuovo governo formato.

A tutte e tutti noi il compito di costruire consapevolezza collettiva e mobilitazione sociale per rimettere in discussione dall’ultima proposta di nuovo assetto europeo all’origine di tutte le politiche di austerità: il Trattato di Maastricht del 1992.

Perché 25 anni di liberismo bastano a avanzano.

Ultimi numeri di “Il granello di sabbia” -Dove è finita la democrazia-Non è un paese per giovani- Democrazia partecipativa- a cura di Attac Italia

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Università di Attac Italia 2017

É possibile affrontare il tema del lavoro a tutto campo per comprenderne i mutamenti presenti e prossimi e confrontare, da questo punto di osservazione, le proposte per un nuovo modello di società? Noi pensiamo di sì ed è all’approfondimento di questi temi che abbiamo dedicato l’Università estiva di Attac Italia, del 15 -17 settembre 2017 a Cecina Mare (Li).

Vi ricordiamo che sono aperte le iscrizioni e vi invitiamo a prenotare prima possibile per consentirci di organizzare tutto al meglio! Per prenotare scrivere a: segreteria@attac.org

Sintesi degli interventi all’Assemblea CADTM 4 Marzo 2017 e interventi completi.

 

Interventi completi:

Vittorio Lovera: https://youtu.be/OgBFk5mGN6U 

Marco Bertorello: https://youtu.be/64FCn3ydCTc

Alex Zanotelli: https://youtu.be/0Pti8_J_Goc

Cristina Quintavalla: https://youtu.be/Zx8AebkOqjM

Marco Bersani: https://youtu.be/DSqrLkBaMNI

Prof.  Raffaele Coppola:  https://youtu.be/snH1KQbYdUc

Pubblico – privato o profitto si – profitto no?

PUBBLICO – PRIVATO O PROFITTO SI’ – PROFITTO NO?

di Pino Cosentino – Attac Genova

 

In questo mese di marzo potrebbe decidersi il destino del movimento italiano per l’acqua.

Quattro assemblee macroregionali e infine l’assemblea nazionale il 1° aprile dovrebbero ridefinire le strategie di un movimento che altrimenti rischia di sparire.

Il documento preparatorio, elaborato e diffuso dal coordinamento nazionale, evidenzia bene la necessità di una svolta, di cui abbozza alcune ipotesi.

Mi pare però che manchi ancora un sufficiente ripensamento critico dell’esperienza di questi ormai quasi sei anni dopo il referendum.

Voglio essere il più netto possibile. La prima constatazione da fare è che quelle che chiamiamo “privatizzazioni” ad una più attenta considerazione si rivelano metamorfosi dell’attuale “pubblico”, adeguamento del “pubblico” al contesto della finanziarizzazione globale. La “privatizzazione” nasce come moto endogeno del pubblico, nasce dal suo interno, è un’evoluzione del suo modo di essere. Non c’è nessun confronto pubblico-privato, non ci sono privati che premono e prevaricano il “pubblico”. E’ invece questo che preferisce gettare via quello che ormai è solo un travestimento e passare apertamente nel settore privato. Qual è dunque l’elemento veramente distintivo di questo processo? Non tanto i cambiamenti negli assetti proprietari, quanto l’orientamento esplicito al profitto.

Le due cose sono collegate, per orientare l’azienda al profitto occorre la forma giuridica della società per azioni, o anche della società a responsabilità limitata; ma la motivazione della metamorfosi, l’effetto che si vuole ottenere è quello: sottoporre le aziende che gestiscono servizi pubblici alla logica del profitto, massimizzando lo sfruttamento dei dipendenti, lo spennamento dei “clienti”, diminuendo gli investimenti e quindi la qualità del servizio, in nome del risultato economico, di quella cifra che nei prospetti contabili di bilancio sta nell’ultima riga del conto economico.

Il processo di privatizzazione è deciso, voluto, organizzato, diretto dall’inizio alla fine (e in molti casi anche dopo la fine) dalla rappresentanza politica, da quella struttura di governo che dovrebbe “rappresentare” l’interesse generale della società e che invece si è stabilizzata come corpo sociale a sé, come corporazione e settore della più vasta oligarchia dominante.

La diade significativa non è pubblico – privato, ma profitto – no profitto.

La contrapposizione vera è tra un’economia che serve a nutrire e mantenere le popolazioni, e un’economia che serve ad arricchire i pochi sfruttando i molti.

L’azienda (ossia l’insieme di dotazioni strumentali e di lavoratori) può anche essere privata.

Anzi inevitabilmente nuove forme di attività economica nasceranno come iniziative private. Tra i tratti distintivi di forme economiche alternative bisogna certamente includere: imprese collettive, come una cooperativa; orientate a retribuire congruamente il lavoro e a garantire la continuità aziendale, non ad accumulare profitti di cui qualcuno si appropri.

Non sostengo di abbandonare la distinzione/contrapposizione tra pubblico e privato, ma una sua diversa collocazione nelle nostre mappe mentali. Ponendo invece in posizione centrale l’alternativa con fine di lucro – senza fine di lucro

Questo non è un trattato e mi fermo qui.

 

 

Genova, 28 febbraio 2017                                                                                    

Comitato Acqua Bene Comune – Genova

Attac Genova

                    

Linee guide per l’azione di Attac Italia

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 LINEE GUIDA PER L’AZIONE DI ATTAC ITALIA

Le linee guida qui sotto proposte hanno l’obiettivo di definire i temi, gli obiettivi e i percorsi su cui l’associazione intende agire a livello locale e nazionale nel prossimo futuro.

 

Premessa 

Il modello capitalistico nella sua fase della finanziarizzazione spinta ha la necessità di estendere il dominio della finanza non solo sull’economia reale, ma sull’intera società, la vita delle persone, la natura.

L’obiettivo è mettere sul mercato anche le sfere che sino a pochi anni fa ne erano escluse o quantomeno regolate: dai diritti del lavoro ai beni comuni, dai servizi pubblici all’ambiente.

Per raggiungere l’obiettivo, i vincoli finanziari che, da Maastricht in avanti, permeano l’azione dell’Unione Europea, e la narrazione ideologica del debito pubblico sono necessari per proseguire e approfondire le politiche di austerità, precarizzazione e privatizzazione.

In questo quadro, anche la democrazia a tutti i livelli – locale, parlamentare ed europeo- già in verticale crisi per la dislocazione dei poteri, sempre più fuori dalle sedi elettive, necessita di una torsione autoritaria, che, dai trattati di libero commercio internazionali alle riforme nazionali, sancisca il primato della redditività e dei profitti su reddito, diritti, servizi pubblici e beni comuni.

Si tratta di un processo globale di accaparramento delle risorse a favore di pochi e contro i diritti di tutti, come da tempo evidenziano le criminali politiche di respingimento dei migranti, le politiche di guerra permanente, e la diffusione del razzismo indotto dalle politiche emergenziali e securitarie.

De-finanziarizzare la società 

In questo quadro, una prima linea d’azione di Attac Italia dev’essere orientata alla

de-finanziarizzazione della società e alla de-mercificazione della vita, partendo dalla resistenza a tutti i livelli all’espansione degli interessi finanziari per arrivare alla sottrazione al mercato e conseguente riappropriazione di sempre più ampie sfere sociali e di produzione.

De-finanziarizzare la società significa in primo luogo demistificare la trappola ideologica del debito pubblico, combattere la dittatura dei sistemi bancari e finanziari, opporsi alle privatizzazioni per affermare il primato dell’interesse generale su quello individuale, della politica collettiva sull’economia, del paradigma dei beni comuni sul pensiero unico del mercato. 

azioni concrete

livello internazionale

  1. a) la lotta a tutti i trattati di libero commercio variamente definiti e, nello specifico, per fermare Ttip, Ceta e Tisa;
  2. b) la lotta contro i vincoli finanziari introdotti da Maastricht in avanti (patto di stabilità, pareggio di bilancio e fiscal compact);
  3. c) il controllo dei movimenti di capitale attraverso la campagna 005 per l’introduzione della FTT (Financial Transaction Tax); 

livello nazionale

  1. a) l’avvio di una campagna per la verità sul debito pubblico del Paese e l’istituzione di una Commissione d’indagine indipendente per il non pagamento del debito illegittimo; a questo proposito, la nascita di Cadtm Italia -di cui Attac Italia è fra i promotori – può permettere l’avvio di un processo di demistificazione dell’ideologia del debito e la costruzione di un sapere sociale che produca la massa critica necessaria;
  2. b) l’avvio di una campagna per la socializzazione del sistema bancario e finanziario, sottraendo la ricchezza sociale e la finanza agli interessi di pochi e restituendole all’interesse collettivo; a questo proposito, la campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, avviata da tempo, va rilanciata e costruita come obiettivo prioritario;
  3. c) la lotta a tutte le privatizzazioni dei beni comuni e dei servizi pubblici e per la loro riappropriazione sociale attraverso una gestione partecipativa delle comunità locali;

livello locale

  1. a) l’avvio dell’audit indipendente sui bilanci comunali e sulla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici, come forma di riappropriazione del sapere sociale e strumento di lotta contro i vincoli finanziari e la trappola del debito, che giustifica le privatizzazioni.
  2. Riappropriarsi della democrazia

Il binomio capitalismo-democrazia formale, nell’attuale fase di finanziarizzazione spinta dimostra tutta la sua contingenza e la politica di espropriazione necessaria al modello liberista considera ormai un ostacolo qualsiasi spazio di democrazia.

La separatezza tra la politica istituzionale e la società, nata dalla ribellione culturale contro la casta, rischia di essere funzionale alla stessa, che oggi può perseguire, grazie alla disaffezione sociale, la strada dell’oligarchia al servizio dei grandi interessi finanziari.

Il contributo che Attac Italia può dare a questo processo va nella direzione di una battaglia culturale per “la socializzazione della politica” e per “la politicizzazione della società”; ovvero da una parte la lotta per la riappropriazione di ogni spazio di democrazia diretta e dal basso e dall’altra l’azione per un salto culturale, sistemico e di qualità, delle lotte dei movimenti sociali.

azioni concrete 

livello nazionale

  1. a) in direzione della riappropriazione della democrazia, Attac Italia, dopo l’importantissima vittoria del “NO” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ritiene fondamentale l’avvio di un percorso politico e culturale per spingere, nel campo della democrazia rappresentativa, il ritorno al sistema proporzionale e, nel campo della democrazia diretta, alla forte espansione di tutti gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini (referendum, leggi d’iniziativa popolare etc.);

livello locale

  • a) il tema della riappropriazione sociale dei beni comuni, dei servizi pubblici e della ricchezza sociale diviene dirimente: da questo punto di vista, il bilancio partecipativo è l’obiettivo locale su cui puntare per aprire lo spazio della democrazia partecipativa, come premessa necessaria per ogni sperimentazione di autogoverno sociale e di autodeterminazione territoriale. 
  • Riprendiamoci il comune 

La necessità di un approccio sistemico alla crisi del modello liberista comporta come prioritaria la focalizzazione sulla dimensione territoriale, per almeno due motivi: il primo è legato al fatto di come siano proprio i Comuni e le comunità territoriali uno dei luoghi di precipitazione della crisi, perché è sulla ricchezza sociale delle stesse (territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi pubblici) che si gioca la partita della loro messa sul mercato; in secondo luogo, la dimensione delle comunità territoriali è quella che permette con più facilità l’assunzione di una visione sistemica di riappropriazione sociale e la possibilità di una inversione di rotta verso un modello di città e di territorio, basato sulla riappropriazione dei beni comuni, su una nuova finanza pubblica e sociale, su una nuova economia sociale territoriale, sulla democrazia partecipativa. 

azioni concrete 

Il percorso promosso da Attac Italia e denominato “Riprendiamoci il Comune” -da declinare sia nel senso del luogo (città, Comuni e territori), sia nel senso del “comune” come percorso di autogoverno dal basso che contrasti ogni privatizzazione e superi in avanti le difficoltà del “pubblico”- trova conferma in diverse esperienze neo-municipaliste che si stanno già muovendo in diverse realtà e che vedono i comitati locali di Attac attivi dentro le stesse (pensiamo a “Decide Roma”, a “Massa Critica” di Napoli, ma anche al percorso di Genova e alle sperimentazioni in atto in diverse città).

In questo senso, Attac Italia ha la necessità di approfondire e diffondere il percorso “Riprendiamoci il Comune” in ogni realtà in cui è attiva, a partire da alcuni punti di azione definiti:

  • l’avvio dell’audit del debito e della finanza locale;
  • il bilancio partecipativo;
  • la produzione di una carta dei beni comuni urbani;
  • la riappropriazione dei beni comuni e dei servizi pubblici come istituzioni sociali della comunità territoriale;
  • l’avvio di pratiche per una nuova economia territoriale socialmente ed ecologicamente orientata;
  • l’espansione delle forme di democrazia partecipativa dal basso e di autogoverno socialeed ecologicamente orientatoI cambiamenti climatici in corso, la drammatica diseguaglianza sociale a livello planetario, le guerre e i conflitti permanenti, le migrazioni di massa impongono ormai un radicale cambiamento di rotta: il modello capitalistico va abbandonato, mentre diviene urgente la costruzione di un altro modello economico che sia socialmente ed ecologicamente orientato. Va posta con forza la questione del lavoro e della produzione: se oggi il lavoro è orientato allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna e dell’uomo sulla natura, occorre riporre il tema del “cosa”, “come” e “per chi” produrre, aprendo la strada alla drastica riduzione del tempo di lavoro, alla redistribuzione sociale del lavoro necessario, e al diritto ad un reddito universale di esistenza.Va posta infine la questione delle risorse necessarie per questa radicale trasformazione sociale. La risposta si trova in un dato del recente studio (Oxfam, 2016) sulla distribuzione della ricchezza nel mondo: le 8 persone più ricche del pianeta dispongono ad oggi di un patrimonio equivalente alla ricchezza totale posseduta da 3,6 miliardi di persone, ovvero la metà più povera del pianeta stesso.  Il prossimo passo dovrà dunque essere quello di delineare collettivamente su ogni punto toccato qual è lo stato dell’arte e quali sono le tappe di formazione, sensibilizzazione e mobilitazione. ATTAC

 ITALIA Febbraio 2017

 Quanto sopra delineato costituisce il telaio delle linee guida per l’azione di Attac a livello nazionale e locale. Alcuni punti e campagne fanno già parte del lavoro che Attac quotidianamente mette in campo, altri sono riflessioni su cui avviare l’autoformazione orientata all’azione.

Conclusioni

Va posta inoltre la questione della territorializzazione dell’economia, secondo il principio per cui “tutto quello che può essere prodotto e autoprodotto in un dato territorio, lì deve essere realizzato”, consentendo progressivi percorsi di auto-organizzazione sociale ed economica.

In questo senso, la riappropriazione collettiva della ricchezza sociale e la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia sono strettamente connesse e divengono l’unica possibilità per un futuro degno per tutte e tutti.

  1. Un modello economico socialmente ed ecologicamente orientato

I cambiamenti climatici in corso, la drammatica diseguaglianza sociale a livello planetario, le guerre e i conflitti permanenti, le migrazioni di massa impongono ormai un radicale cambiamento di rotta: il modello capitalistico va abbandonato, mentre diviene urgente la costruzione di un altro modello economico che sia socialmente ed ecologicamente orientato.

In questo senso, la riappropriazione collettiva della ricchezza sociale e la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia sono strettamente connesse e divengono l’unica possibilità per un futuro degno per tutte e tutti.

Va posta con forza la questione del lavoro e della produzione: se oggi il lavoro è orientato allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna e dell’uomo sulla natura, occorre riporre il tema del “cosa”, “come” e “per chi” produrre, aprendo la strada alla drastica riduzione del tempo di lavoro, alla redistribuzione sociale del lavoro necessario, e al diritto ad un reddito universale di esistenza.

Va posta inoltre la questione della territorializzazione dell’economia, secondo il principio per cui “tutto quello che può essere prodotto e autoprodotto in un dato territorio, lì deve essere realizzato”, consentendo progressivi percorsi di auto-organizzazione sociale ed economica.

Va posta infine la questione delle risorse necessarie per questa radicale trasformazione sociale. La risposta si trova in un dato del recente studio (Oxfam, 2016) sulla distribuzione della ricchezza nel mondo: le 8 persone più ricche del pianeta dispongono ad oggi di un patrimonio equivalente alla ricchezza totale posseduta da 3,6 miliardi di persone, ovvero la metà più povera del pianeta stesso.

Conclusioni

Quanto sopra delineato costituisce il telaio delle linee guida per l’azione di Attac a livello nazionale e locale. Alcuni punti e campagne fanno già parte del lavoro che Attac quotidianamente mette in campo, altri sono riflessioni su cui avviare l’autoformazione orientata all’azione.

Il prossimo passo dovrà dunque essere quello di delineare collettivamente su ogni punto toccato qual è lo stato dell’arte e quali sono le tappe di formazione, sensibilizzazione e mobilitazione.

ATTAC ITALIA

 

 

 

 

 

 

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