Roma, 7 maggio 2016 – Piazza Del Popolo – Insieme per fermare il TTIP

ROMA, 7 MAGGIO 2016 – PIAZZA DEL POPOLO INSIEME PER FERMARE IL TTIP

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Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e lademocrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza eopacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel qualei profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente.

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti.

In questi tre anni anche in Italia è nata e si è diffusa lacampagna Stop TTIP, costruendo – territorio per territorio – informazione, sensibilizzazione e mobilitazione sociale.

Data la fase in cui sta entrando il negoziato TTIP, è arrivato il momento di costruire, tutte e tutti assieme,un grande appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale e promuovere iniziative di informazione dei cittadini e di approfondimento sulle conseguenze del TTIP con la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.

Tutte e tutti insieme è possibile.

CAMPAGNA STOP TTIP ITALIA

web: http://stop-ttip.italia.net _ facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/ _ twitter: StopTTIP_Italia
email: stopttipitalia@gmail.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le organizzazioni promotrici

AAM Terra Nuova,Abruzzo Social Forum, Adista, ADL Varese, Agices, Aiab, l’Altracittà – giornale di periferia, Altragricoltura, AltragricolturaBio, Altramente, Amici della Terra Versilia, ANS XXI, Arci, Arcs, Associazione Agri.Bio Emilia-Romagna, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Associazione Italia Nicaragua, Associazione La Fierucola APS, Associazione La Goccia, Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Associazione Monastero del Bene Comune, Associazione Politico Culturale LA ROSSA – Lari, Associazione Rurale Italiana, Associazione “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”, Associazione Sonia per un mondo nuovo e giusto, Associazione Utoya- Luoghi di Espressione Politica, A Sud, Attac Grosseto, Attac Italia, Ca’ Mariuccia – Agricoltura Etica, Banca Etica, Cambiamo Messina dal basso, Centro di documentazione e di progetto “don Lorenzo Milani” di Pistoia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, CGIL Camera del Lavoro di Brescia, CGIL Flai Alessandria, CGIL Flc Emilia Romagna, CGIL Funzione Pubblica nazionale, Cipax, Cipsi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Circolo Giordano Bruno – Milano, Circolo Legambiente “Gaia” di Foggia, Civiltà Contadina, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos Ancestrales, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato Bolognese del Forum Salviamo il Paesaggio, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace Rachel Corrie (Valpolcevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione Audit Parma, Comune-Info, Comunità Cristiane di Base – Torino, Comunità delle Piagge – Firenze, Confederazione Cobas, Consorzio CAES, Consorzio della Quarantina, Cooperativa agricola Valli Unite, Cooperativa Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Coordinamento SCI Italia, Cospe, Coordinamento Zero OGM, Costituzione Benicomuni, Difendiamo i Territori Monopoli, Distretto di Economia Solidale Alt(r)oTirreno – Pisa, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche,  Econo)mia:)Felicità – Associazione di Promozione Sociale, EPIC (Economia Per I Cittadini), eQual, Ennenne, Fabbrikando l’Avvenire, Fairwatch, Federazione nazionale Pro Natura, Fiom, Flai CGIL, Fondazione Capta onlus, Fondazione Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica,Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, Fratelli dell’uomo, GAS BioRekk, GAS Filo di Paglia, Global Project, Ibfan Italia, Il Bolscevico, Il Fatto Alimentare, Incontro fra i Popoli Ong, Indipendenti per Cardano, Laboratorio Urbano Reset, LAV, Legambiente, Legambiente circolo Terre di Parchi, Libera, Libera Federazione Donne- Casa delle Donne di Lecce, Libera Tv Lazio, LIDU – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Link – Coordinamento Universitario, Mag 4 Piemonte, Mais, Mani Tese, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Medicina Democratica Onlus, M.I.R. Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Civico Noi ci Siamo – Francavilla Fontana, Movimento Consumatori, Mst-Italia, Movimento Decrescita Felice, Municipio Dei Beni Comuni – Pisa, NATs per… Onlus, NaturalMENTE Monopoli, No Austerity – Coordinamento delle lotte, No Scorie Trisaia, Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, Pax Christi Taranto, People Health Movement, Progetto Rebeldia – Pisa, Progressi, Re:Common, REES Marche, Reorient, Retepopolare – Istituto Generale del Buon Governo, Rete Della Conoscenza, Rete per l’Economia Solidale della Valdera, Rete Semi Rurali, Ri-Costituzione, #Salvaiciclisti Monopoli, Salviamo il paesaggio Monopoli, Sbilanciamoci, Scup, Sindacato Italiano Lavoratori, Sinistra contro l’euro, Slow Food, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In Difesa Dell’Amiata, Sos Rosarno, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Teleagenzia 1, Terra d’Egnazia, Terra Nuova, TerraViva, Transform! Italia,Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione Sindacale di Base, Unione Sindacale Italiana, Viviconsapevole, Yaku, WWF Monopoli, WWOOF Italia

I sostenitori

ALBA – Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente,Comitati trentini per l’altra Europa con Tsipras,Comitato Tsipras Etruria, Convergenza Socialista, Isabella Adinolfi (Eurodeputata Movimento 5 Stelle), Roberto Cotti (Senatore Movimento 5 Stelle / Sardegna),Federica Daga (Deputata Movimento 5 Stelle / Lazio 1), Dario Tamburrano (Eurodeputato Movimento 5 Stelle), Ecologisti Democratici (Circolo di Firenze), Lista Civica Indipendente Pianezz@ttiva, Lista L’Altra Europa con Tsipras, MeetUp Cosenza “Amici di Beppe Grillo”, Meetup Udine Sud – Cussignacco, Movimento 5 Stelle Cecina, Partito EcoAnimalista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Pirata Italiano, Partito Umanista, perUnaltracittà – laboratorio politico Firenze, Rifondazione Comunista, Rifondazione Comunista Biella, SEL, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana, Speranza per Caserta, Verdi

Siamo in guerra. Che Fare?

Venerdì 1 Aprile alle ore 17 presso il Circolo Autorità Portuale Via Ariberto ALBERTAZZI 3 r, 16149 Genova Ne discutiamo con:

 

I RELATORI DEL NOSTRO INCONTRO

FULVIO SCAGLIONE.   Classe 1957, è giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 è vice-direttore di Famiglia Cristiana, settimanale per il quale è oggi editorialista. Corrispondente da Mosca nel tardo periodo sovietico, ha seguito anche le vicende più recenti di Afghanistan e Iraq. Ha pubblicato “Bye Bye Baghdad” (Fratelli Frilli Editori, 2003), “La Russia è tornata” (Boroli Editore, 2005), “I cristiani e il Medio Oriente” (Edizioni San Paolo, 2008).

 MANLIO DINUCCI.  Geografo e politologo, scrive su Il Manifesto. E’ stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985. Autore di numerosi libri, ha pubblicato di recente il saggio L’arte della guerra, Zambon editore, 2015.

GIULIETTO CHIESA.  Classe 1940. Giornalista dal 1979, quando entro’ a L’Unità come redattore ordinario. Dal 1 ottobre 1980 al 1 settembre 1990 corrispondente da Mosca per l’Unità.
Nel 1989-1990 e’ “fellow” del Wilson Center, Kennan Institute for Advanced Russian Studies, di Washington.
Nel 2010 fonda il laboratorio politico-culturale Alternativa.
All’inizio del 2014 è entrata in funzione pandoratv.it, web tv da lui fondata, che può vantare decine di migliaia di spettatori giornalieri.
Autore di numerosi saggi, tra cui l’ultimo E’ arrivata la bufera (Ed.Piemme, 2015).

Moderatore: Marco Bertorello – Attac Genova

evento Facebook     https://www.facebook.com/events/1700286093589206/

 

 

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La terza guerra mondiale è già cominciata? Relatori Paolo Becchi, Angelo D’Orsi e Giulietto Chiesa.

 

NATO

Sabato 21 novembre 2015.

Il salone del CAP del Porto ha iniziato ad animarsi verso le 15. L’afflusso è continuato fino alle 16, quando ormai le voci dei relatori risuonavano nella grande sala gremita di ascoltatori attenti e partecipi. Giulietto Chiesa, Paolo Becchi, Angelo D’Orsi esponevano, da angolazioni diverse, i motivi per cui l’Italia dovrebbe uscire dalla NATO. Il collegamento con i recenti fatti di Parigi, Beirut, Yemen è venuto da sé, e non poteva essere altrimenti. E’ seguito un animato dibattito, moderato da Alessandra Fava, che si è protratto fino alle 19, quando il salone ha dovuto essere restituito ai legittimi proprietari per le abituali attività del sabato sera.

La manifestazione è stata organizzata dalle associazioni Alternativa e Attac, ma da sabato subentra il Comitato genovese No Guerra No Nato, ad adesione individuale.

Le prossime iniziative saranno perciò promosse dal Comitato, che ha anche il compito di sostenere la raccolta di firme già iniziata dal Comitato nazionale e di condurre una vigorosa campagna di informazione per diffondere la verità su quanto sta accadendo. Perché la verità è la prima vittima della guerra, e la guerra è incominciata da un bel po’.

Nel filmato i contributi dei relatori.

Per maggiori informazioni sulla campagna e per firmare l’appello a uscire dalla ATO:   www.noguerranonato.it.

Elezioni in Grecia

ELEZIONI IN GRECIA

di Pino Cosentino

Syriza trionfa con il 35% dei voti, su una partecipazione al voto del 55%, dopo aver vinto 10 settimane fa un referendum con il 62%, e una partecipazione al voto del 65%. In due mesi e mezzo si è passati da un risultato a favore del governo del 40% degli elettori a l 18%, o contando anche l’alleato centrista di Syriza, al 20%. 

Ci sono commentatori che definiscono “fisiologica” questa astensione oltre il 45%, in un paese scosso da potenti movimenti sociali, e posto davanti a scelte fondamentali per il suo futuro.

Metà della popolazione, come quei commentatori, non crede più nella democrazia, nella partecipazione, nell’azione collettiva.

Quattro anni di “austerità compassionevole” gestita da un governo ritenuto di “sinistra radicale” compiranno l’opera, spalancando la strada all’affermazione dei nazisti.

L’Unione Popolare, la sinistra di Syriza, che prende la metà dei voti del vecchio partito Comunista (KKE), sconta la sua partecipazione a un progetto che evidentemente conteneva in germe gli sviluppi che oggi vediamo.

Ora Tsipras trionfa, come a suo tempo Pétain, salvatore di quel che restava di una Francia dimezzata, con i tedeschi a Parigi e in tutta la parte settentrionale/atlantica del paese.

Tuttavia una parte consistente restava “libera”, sotto il governo del fascista Laval zelantissimo nel rastrellare ebrei da consegnare ai lager, ma conservando ancora il controllo dell’impero d’oltremare e della potente flotta da guerra. Abbastanza per creare consenso al governo collaborazionista, da parte di una popolazione spaventata da un possibile dominio diretto tedesco.

La logica, anche della sinistra a sinistra di Syriza è sempre la stessa: tutta l’attenzione e la pressione sono rivolte al voto, ad avere i leader in Parlamento. Il popolo mentre resta abbandonato nelle sue tremende difficoltà, vede i propri leader accapigliarsi per entrare a far parte della rappresentanza politico-istituzionale, che garantisce un avvenire sereno per sé stessi.

Ora Tsipras farà le “riforme” volute dai “mercati”, ma in sogno continuerà a lottare per…che cosa? Contro l’austerità, dice lui. Il cane pastore che banchetta con i lupi dividendo con loro gustosa carne di pecora, invece, non sa parlare, né sente la necessità di farlo. E’ quello il bello degli animali, ciò che ci affascina in loro: non possono mentire. In questo senso, il  politico professionista rappresenta il vertice dell’evoluzione umana, la varietà che più si è spinta lontano dai nostri fratelli bestiali.

Oggi questo è ciò che gli avvenimenti scatenano nelle menti non immemori del passato e attente osservatrici del presente. Ma la storia non si ripete. Speriamo che da questa esperienza nasca una nuova consapevolezza delle responsabilità collettive. E’ sbagliato oggi demonizzare Tsipras, come era sbagliato ieri esaltarlo. Bisogna prendere atto che è impossibile riformare questo sistema politico, facendone uno strumento di democrazia autentica e di cambiamento sociale, dal di dentro, dalla rappresentanza com’è ora. La rappresentanza e tante altre cose dello Stato moderno vanno salvate e potenziate, ma recuperandole all’interno di un processo rivoluzionario a salda direzione popolare.

 

 

Il granello di sabbia di giugno-luglio – Le battaglie di Attac in Europa –

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per scaricare il granello di sabbia in formato pdf cliccare qui o sull’immagine.

EDITORIALE:
“Il sottovuoto pneumatico“
di Vittorio Lovera | Attac Italia

Una sconfitta che ci riguarda
di Marco Bersani | Attac Italia

L’EUROPA a casa di ATTAC ITALIA
di Roberto Spini

ATTAC GRECIA: audit del debito pubblico
di Thanos Contargyris

ATTAC FRANCIA: fermiamo le multinazionali!
di Thomas Coutrot

DALLA SPAGNA: cosa sono le finanze funzionali

ATTAC FRANCIA: appello iCE contro le società di comodo

ATTAC BELGIO: piano BEPS

ATTAC INGHILTERRA: il TTIP incomincia a perdere trazione?

ATTAC GERMANIA: un’altra Germania è possibbile

ATTAC IRLANDA

ATTAC ISLANDA: la reazione al crollo
di Anna Solveig

ATTAC NORVEGIA: una nuova battaglia da vincere
di Petter Slaatrem Titland

RUBRICHE
democrazia partecipativa

Il non voto: solo nichilismo?
di Pino Cosentino

Sindrome Mosè

SINDROME MOSE’

di Pino Cosentino -Attac Genova-

risposta a Badiale-Tringali[1]

Cari amici semprallerta, la pressione dei fatti spinge tutti noi ad approfondire le analisi e a cercare vie d’uscita da una situazione sempre più opprimente. C’èPino Cosentino bisogno di unità, ma questa può essere solida, in presenza di differenze anche rilevanti, solo nell’ambito di una convinta convergenza sull’impostazione complessiva.

I tre punti in cui voi avete organizzato l’esposizione della vostra tesi (1. Il sistema euro/UE è irriformabile; 2. Non c’è nessuna solidarietà fra i popoli europei; 3. L’inevitabile uscita dall’euro e dalla UE) mi trovano sostanzialmente d’accordo, così come il recente intervento di Marco Bertorello sul Manifesto[2].

Tuttavia non credo che sia stato ancora afferrato il bandolo della matassa. Occorre un nuovo paradigma per impostare un progetto che sia ben radicato nella realtà presente, ma nello stesso tempo conduca il popolo verso una nuova terra promessa[3]: una prospettiva che sappia unire così bene realtà e aspirazioni, potenzialità concrete e desideri, valori ideali e condizioni oggettive, da risultare con-vincente e quindi attrattiva per la grande maggioranza dei movimenti e per tutto il popolo. Chiameremo questa piattaforma strategia, o progetto.

Il motivo per cui all’uscita dall’euro e dalle UE non è stato assegnato il valore che gli date voi sta qui. In questo senso condivido pienamente l’espressione adoperata da Marco Bersani, “arma di distrazione di massa”, in riferimento alla questione euro sì/euro no. Si tratta di respingere un’impostazione economicistica tutta interna alla logica del sistema, che non poggia sull’euro, ma su rapporti sociali (cioè politici) mediati dai meccanismi del capitale.

In questo senso è invece da apprezzare il vostro ragionamento sull’UE come allontanamento dei processi decisionali dal popolo e sul consolidamento del potere delle oligarchie che questo provoca.

Per arrivare a fondare la strategia oggi necessaria, bisogna 1) inquadrare le questioni geopolitiche nel contesto del capitalismo globale; 2) vedere oltre le alternative che il sistema stesso propone. Per intenderci, in riferimento alla questione greca la discussione oggi verte sul modo come Tsipras ha impostato la trattativa, l’assenza di un piano B, la leggerezza con cui è stata giocata la carta del referendum… ecc. A queste alternative occorre saper rispondere, e le risposte di Badiale-Tringali, nonché di Marco Bertorello, mi paiono giuste e appropriate. Ma al contempo occorre sparigliare le carte, per uscire non solo dall’euro e dalla UE, impresa relativamente “facile”, almeno concettualmente; ma per uscire dal capitalismo e dall’eterno avvicendarsi al potere delle élite. E’ un obiettivo che ingloba gli altri, come la teoria delle categorie ingloba quella degli insiemi (e qui mi sforzo di toccare il cuor di pietra del matematico Badiale), non negandola, ma anzi inverandola con una generalizzazione più ampia ed efficace.

Per non smarrire la strada nella vastità indeterminata della razionalità astratta, bisogna acutizzare lo sguardo, individuare i fattori realmente esistenti CHE ORA, NEL PRESENTE, SONO TUTTAVIA SEMI DI FUTURO, DEL MONDO NUOVO CHE STA CERCANDO LA STRADA PER NASCERE.

Per fare questo occorre liberarsi dalla “sindrome Mosé”, il condottiero scelto da Dio per condurre il popolo ebraico, volente o nolente, nella terra promessa. Nella narrazione biblica in un certo senso Mosé si contrappone al popolo. Egli è guidato da una ispirazione che lui stesso acquisisce di volta in volta e che gli giunge dall’alto. In fondo è solo un tramite, attraverso cui Dio guida il popolo eletto verso un destino inimmaginabile da mente umana, verso un qualcosa insieme spirituale (la fede nell’unico Dio) e materiale (la Terra Promessa), che costituiva una rottura radicale con la realtà allora presente, ma che poi si dimostrò pienamente realistico.

Noi tendiamo a seguire lo stesso schema. A pensare noi stessi come altrettanti Mosé, a presentare il nostro pensiero come la soluzione, giusta e dotata di una propria efficacia intrinseca. Efficacia che le viene dal proprio valore di verità (l’equivalente, per noi miscredenti, della volontà divina nella storia di Mosé).

Ma in campo sociale e politico non esiste un’oggettività pura, ossia indipendente dalla soggettività degli attori. E neppure si può immaginare che le soggettività presenti siano meccaniche e prevedibili proiezioni delle strutture sottostanti, secondo l’ingenuo, deterministico schema struttura-sovrastruttura di origine engelsiana.

Perciò la strategia, se non vuole essere semplicemente il modo per portare al potere una nuova élite, come è avvenuto con il movimento “comunista” novecentesco, deve consistere, più che in punti programmatici, nei modi con cui possa nascere e affermarsi una nuova soggettività, che per la prima volta non sia una minoranza privilegiata che debba mantenersi al potere usando la forza coercitiva dello Stato, manipolando le coscienze, distribuendo prebende, creando clientele; ma sia invece il fattore creativo di una nuova modalità comunitaria di vivere per l’intera specie umana, chiamata a raggiungere la terra promessa, insieme spirituale e materiale, di una maturità individuale e collettiva inedita nella storia umana.

Questo concetto (e la sua realizzazione istituzionale) non deve essere scoperto. E’ noto da diversi anni, si chiama DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA (DP, da non confondere con il suo contrario, PD), ma si scontra con la sindrome Mosé, tuttora prevalente anche negli ambienti che a parole si proclamano alfieri e promotori di essa. Segno che invece il suo effettivo contenuto o non è conosciuto, o è soffocato dalla forza prevalente, a livello psicologico, della sindrome Mosé, cavallo di Troia (trojan) veicolo dell’egemonia culturale dell’avversario anche nelle menti “alternative”.

La trasformazione del popolo da oggetto passivo, manipolato e mobilitabile contro sé stesso, in soggetto consapevole è l’unica vera alternativa antisistema. Qualunque altro punto programmatico è riassorbibile, neutralizzabile o addirittura passibile di essere trasformato in un fattore di ringiovanimento e di rafforzamento del sistema stesso.

Il sistema lo sa e l’irruzione del popolo è ciò che più teme. Le rappresentanze si comprano, la realtà rappresentata no. Per l’oligarchia attualmente al potere il popolo è l’unico vero, irrimediabile pericolo. Questo spiega la ferocia rabbiosa della reazione delle élite europee al referendum greco, ferocia che ha stupito il mondo per la sua sproprorzione e apparente irrazionalità.

Dall’altra parte solo la sindrome Mosé[4] può spiegare il comportamento di Tsipras e dei suoi tre compari. Quattro persone si sono assunte la responsabilità, utilizzando i poteri messi a disposizione da questo sistema politico funzionale al capitalismo, di rovesciare il verdetto di un popolo che aveva trovato il coraggio, sebbene stremato da 5 anni di austerità, e terrorizzato da una martellante propaganda terroristica, di opporsi alla trojka, con un atto di fiducia in sé stesso e nelle proprie potenzialità che sono già qualcosa di più di un inizio di consapevolezza e di organizzazione.

Qui vedo realizzato, nella sua apparente “irragionevolezza”, il seme del futuro. La “ragionevolezza” invocata dalle persone “pratiche” è la logica sistemica dell’esistente. Solo la forza del popolo, quando sia organizzato, partecipe e perciò libero, può aprire nuove vie, stabilire una nuova ragionevolezza, aprendo i nostro occhi di gattini ciechi, tanto assuefatti al buio da chiamarlo luce.

A ciascuno il compito, nella propria realtà, di trasformare i principi strategici in percorsi operativi.

Attac Italia ha lanciato il percorso “Riprendiamoci il Comune”. Da altri soggetti verranno altre proposte. Proviamo a far prevalere la critica sulla polemica, la collaborazione sulla competizione, in nome di quei valori che ci uniscono e costituiscono la motivazione profonda del nostro agire.

Un abbraccio e un arrivederci

Pino

[1]      leggibile qui: http://www.badiale-tringali.it/2015/07/lettera-aperta-agli-amici-sonnambuli.html

[2]     Marco Bertorello, Un piano B per cambiare, Il Manifesto, 25 luglio 2015.

[3]     Non per un preconcetto ideologico, ma perché sarebbe facile dimostrare che questo “sistema” non può né rimediare al deficit e debito ecologico, né ridurre le disuguaglianze sociali, ed è perciò destinato a una inevitabile implosione. L’unica incertezza riguarda il prezzo che l’umanità dovrà pagare.

[4]     C’è però una differenza. Mosè trova il popolo che adora il vitello d’oro, lo riprovera e distrugge l’idolo. Lascio al lettore indovinare la differenza rispetto a Tsipras & C.

Grecia: una sconfitta che ci riguarda.

di  Marco Bersani (Attac Italia)

UNA SCONFITTA CHE CI RIGUARDA

Una netta sconfitta, senza se e senza ma. Chiunque abbia sostenuto con passione, empatia, solidarietà e intensità la durissima lotta del popolo greco e del governo di Siryza di fronte all’oligarchia che detta legge nell’Unione Europea credo debba con altrettanto coraggio, amarezza e rabbia prenderne atto. E’ anche l’unico modo per ripartire con nuove consapevolezze.Marco Bersani

Il “Memorandum” –di questo si tratta- è una nuova pesantissima gabbia alla sovranità del popolo greco nonché la prosecuzione del massacro sociale di un popolo stremato, ma mai domo, di cui si è voluta colpire la dignità, dimensione non monetizzabile, sconosciuta e pertanto temuta dai tecnocrati europei.

Occorre guardare in faccia alla realtà: il cosiddetto accordo prevede un avanzo di bilancio del 3,5% crescente in un paese che ha visto il suo Pil crollare del 25% in cinque anni (l’equivalente del crollo del Pil della Germania durante la seconda guerra mondiale); il ritiro delle leggi per l’occupazione approvate e la totale liberalizzazione del mercato del lavoro, con la possibilità dei licenziamenti collettivi; la costituzionalizzazione del fiscal compact e del pareggio di bilancio, l’aumento dell’IVA e il taglio delle pensioni, l’incredibile messa a garanzia di 50 miliardi di beni pubblici da privatizzare ( i cui primi 25 miliardi andranno direttamente alle banche e i secondi verranno divisi tra riduzione del debito pubblico e investimenti).

Il tutto con il rientro a pieno titolo della Troika che detterà l’agenda legislativa del governo greco e

l’esclusione netta di ogni ipotesi di taglio nominale del debito, unica possibilità di allentare il nodo scorsoio che strozza – e continuerà a strozzare- il popolo greco.

L’accordo è incommensurabilmente peggiore di quello proposto dal Presidente della Commissione Europea Juncker e giustamente respinto dal popolo greco nel referendum.

“Not with tanks, but with banks” (Non con i carri armati, ma con le banche), così dicono giustamente in Grecia per indicare quello che è stato un vero colpo di stato e che disvela, forse per la prima volta in maniera così netta, la natura dell’attuale Unione Europea.

Un’Unione Europea che non solo è ademocratica, ma considera come nemico assoluto la democrazia: la parola data al popolo greco da parte del governo di Siryza è stata considerata un’intollerabile provocazione a cui rispondere con la vendetta più feroce possibile.

Un’Unione Europea che ha fatto degli interessi dei grandi capitali finanziari e del loro bisogno di espandersi sull’economia, la società, la natura, mercificando l’intera vita delle persone, il vero timone della propria politica, costruita trattato dopo trattato e alimentata con la trappola/shock del debito pubblico per soggiogare le popolazioni attraverso l’austerità.

Un’Unione Europea che si prepara a cristallizzare queste politiche rendendole “oggettive” e “indiscutibili” attraverso il TTIP, il trattato finalizzato a realizzare l’area di libero commercio più grande del pianeta al completo servizio delle multinazionali europee e statunitensi.

Anche su questo occorre un nuovo coraggio: un’Unione Europea che alimenta una guerra militare dentro i propri confini, che non riesce a dare una risposta di civiltà a 75 migranti appesi da più di un mese ad una scogliera a Ventimiglia, che risponde con la dittatura finanziaria ad un popolo che rivendica dignità è un’Unione Europea irriformabile.

Non si tratta banalmente di rispolverare il tema euro/no euro (a mio avviso un’arma di distrazione di massa), né di dimenticare l’orizzonte europeo come dimensione politica, sociale e culturale: si tratta di dire a chiare lettere che, proprio per conquistare quella dimensione, questa Unione Europea va combattuta alle radici, aprendo una battaglia diretta per il ripudio del trattato di Maastricht e successivi, per l’abolizione del debito e per un nuovo processo costituente europeo, partendo non più dall’”Europa dei popoli” ma dai “popoli dell’Europa”. Una battaglia che non può avere scorciatoie sovraniste e/o nazionaliste, ma che deve investire l’intera dimensione continentale, prefiggendosi da subito l’obiettivo di definanziarizzare la società, rivendicando, contro chi parla di pareggio di bilancio finanziario, la priorità del pareggio di bilancio sociale e ambientale, contro chi parla di deficit della bilancia commerciale, la priorità della chiusura del deficit di diritti in cui vive la maggioranza delle popolazioni. E pretendendo da subito democrazia.

A partire dal popolo greco, cui credo vada ridata subito la parola sul proprio futuro.

Marco Bersani (Attac Italia)

 

Nato e TTIP: alleanza militare ed alleanza economica. Due facce della stessa medaglia?

NATO E TTIP

MARTEDI’ 14 LUGLIO ORE 18 SAL. SAN LEONARDO 25R  INCONTRO SU NATO E TTIP discutiamo del nesso tra geopolitica, potenza militare, guerra ed economia. TTIP passa al Parlamento europeo: cosa cambia? Con Giuseppe Padovano, Pandora Tv, Coord. Naz. NO NATO Promosso da Alternativa e Attac Genova

Il Granello di Sabbia di maggio

Il Granello di Sabbia di maggio.
Si torna a parlare di debito e di finanza pubblica.
(Scaricabile in pdf (clicca qui o sulla miniatura) – Molti articoli sono già disponibili singolarmente)

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Qui il sommario:..
EDITORIALE: Vantiamo solo crediti!
di Vittorio Lovera

Cassa Depositi e Prestiti: Patrimonio Comune
di Marco Bersani

Debito: il tappo e il cavatappi
di Marco Bertorello

BCE: tra interventismo e stabilità
di Matteo Bortolon

Dal Sud al Nord: il debito che non pagheremo
di Chiara Filoni

La Grecia non vince da sola
di Argiris Panagopoulos (Syriza)

CDP: strumento per rafforzare welfare e democrazia?
di Livio Martini (Vicesindaco di Corchiano)

La nuova finanza cinese
di Vincenzo Comito

Eric Toussaint e i lavori sull’audit greco
di Raphael Pepe

Intervista a Magdalena Leòn Trujillo
di Elvira Corona

Globalizzazione e violazione dei dirittti sociali e del lavoro
di Antonello Miccoli

Expo 2015: un po’ di cronistoria
di Roberto Rosso

RUBRICHE

il fatto del mese
NOEXPO: oltre il 1°maggio, oltre Expo 2015
di Marco Schiaffino

filosofia
La remissione del debito e l’antiautoritarismo
cristiano
di Paolo Andreoni

auditoria del debito
Lettera ai movimenti sociali
di Antonio De Lellis

democrazia partecipativa
Il senso del ‘comune’ nasce dal sociale
di Marina Savoia

Il granello di sabbia n° 18: “Fermate il mondo, voglio scendere”

il_granello_di_sabbia_aprile_2015

Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia, “Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

Editoriale:

Fermate il mondo. Voglio scendere! di Vittorio Lovera Attac Italia

Il senso della Grecia per l’Europa di Alfonso Gianni

Grecia: perchè non bisogna pagare il debito di Chiara Filoni

Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia di Roberto Musacchio

Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte di Monica Di Sisto

Da “Je suis Charlie” a shock economy di Raphael Pepel

Il fallimento della finanza di Andrea Baranes 

Il nuovo ruolo politico della BCE di Roberto Errico

TTIP una battaglia che si può vincere di Marco Bersani

Appello 18A La strisciante privatizzazione della sanità di Antonio De Lellis

RUBRICHE

Auditoria del debito Il Popolo Vive di Antonio De Lellis

Democrazia partecipativa Geopolitica della partecipazione di Pino Cosentino

Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità di Pino Cosentino

il fatto del mese Guardare l’Europa per capire l’Italia di Marco Schiaffino

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