Il granello di sabbia di giugno-luglio – Le battaglie di Attac in Europa –

il_granello_di_sabbia_giuno_luglio_2015_copertina

 

per scaricare il granello di sabbia in formato pdf cliccare qui o sull’immagine.

EDITORIALE:
“Il sottovuoto pneumatico“
di Vittorio Lovera | Attac Italia

Una sconfitta che ci riguarda
di Marco Bersani | Attac Italia

L’EUROPA a casa di ATTAC ITALIA
di Roberto Spini

ATTAC GRECIA: audit del debito pubblico
di Thanos Contargyris

ATTAC FRANCIA: fermiamo le multinazionali!
di Thomas Coutrot

DALLA SPAGNA: cosa sono le finanze funzionali

ATTAC FRANCIA: appello iCE contro le società di comodo

ATTAC BELGIO: piano BEPS

ATTAC INGHILTERRA: il TTIP incomincia a perdere trazione?

ATTAC GERMANIA: un’altra Germania è possibbile

ATTAC IRLANDA

ATTAC ISLANDA: la reazione al crollo
di Anna Solveig

ATTAC NORVEGIA: una nuova battaglia da vincere
di Petter Slaatrem Titland

RUBRICHE
democrazia partecipativa

Il non voto: solo nichilismo?
di Pino Cosentino

Sindrome Mosè

SINDROME MOSE’

di Pino Cosentino -Attac Genova-

risposta a Badiale-Tringali[1]

Cari amici semprallerta, la pressione dei fatti spinge tutti noi ad approfondire le analisi e a cercare vie d’uscita da una situazione sempre più opprimente. C’èPino Cosentino bisogno di unità, ma questa può essere solida, in presenza di differenze anche rilevanti, solo nell’ambito di una convinta convergenza sull’impostazione complessiva.

I tre punti in cui voi avete organizzato l’esposizione della vostra tesi (1. Il sistema euro/UE è irriformabile; 2. Non c’è nessuna solidarietà fra i popoli europei; 3. L’inevitabile uscita dall’euro e dalla UE) mi trovano sostanzialmente d’accordo, così come il recente intervento di Marco Bertorello sul Manifesto[2].

Tuttavia non credo che sia stato ancora afferrato il bandolo della matassa. Occorre un nuovo paradigma per impostare un progetto che sia ben radicato nella realtà presente, ma nello stesso tempo conduca il popolo verso una nuova terra promessa[3]: una prospettiva che sappia unire così bene realtà e aspirazioni, potenzialità concrete e desideri, valori ideali e condizioni oggettive, da risultare con-vincente e quindi attrattiva per la grande maggioranza dei movimenti e per tutto il popolo. Chiameremo questa piattaforma strategia, o progetto.

Il motivo per cui all’uscita dall’euro e dalle UE non è stato assegnato il valore che gli date voi sta qui. In questo senso condivido pienamente l’espressione adoperata da Marco Bersani, “arma di distrazione di massa”, in riferimento alla questione euro sì/euro no. Si tratta di respingere un’impostazione economicistica tutta interna alla logica del sistema, che non poggia sull’euro, ma su rapporti sociali (cioè politici) mediati dai meccanismi del capitale.

In questo senso è invece da apprezzare il vostro ragionamento sull’UE come allontanamento dei processi decisionali dal popolo e sul consolidamento del potere delle oligarchie che questo provoca.

Per arrivare a fondare la strategia oggi necessaria, bisogna 1) inquadrare le questioni geopolitiche nel contesto del capitalismo globale; 2) vedere oltre le alternative che il sistema stesso propone. Per intenderci, in riferimento alla questione greca la discussione oggi verte sul modo come Tsipras ha impostato la trattativa, l’assenza di un piano B, la leggerezza con cui è stata giocata la carta del referendum… ecc. A queste alternative occorre saper rispondere, e le risposte di Badiale-Tringali, nonché di Marco Bertorello, mi paiono giuste e appropriate. Ma al contempo occorre sparigliare le carte, per uscire non solo dall’euro e dalla UE, impresa relativamente “facile”, almeno concettualmente; ma per uscire dal capitalismo e dall’eterno avvicendarsi al potere delle élite. E’ un obiettivo che ingloba gli altri, come la teoria delle categorie ingloba quella degli insiemi (e qui mi sforzo di toccare il cuor di pietra del matematico Badiale), non negandola, ma anzi inverandola con una generalizzazione più ampia ed efficace.

Per non smarrire la strada nella vastità indeterminata della razionalità astratta, bisogna acutizzare lo sguardo, individuare i fattori realmente esistenti CHE ORA, NEL PRESENTE, SONO TUTTAVIA SEMI DI FUTURO, DEL MONDO NUOVO CHE STA CERCANDO LA STRADA PER NASCERE.

Per fare questo occorre liberarsi dalla “sindrome Mosé”, il condottiero scelto da Dio per condurre il popolo ebraico, volente o nolente, nella terra promessa. Nella narrazione biblica in un certo senso Mosé si contrappone al popolo. Egli è guidato da una ispirazione che lui stesso acquisisce di volta in volta e che gli giunge dall’alto. In fondo è solo un tramite, attraverso cui Dio guida il popolo eletto verso un destino inimmaginabile da mente umana, verso un qualcosa insieme spirituale (la fede nell’unico Dio) e materiale (la Terra Promessa), che costituiva una rottura radicale con la realtà allora presente, ma che poi si dimostrò pienamente realistico.

Noi tendiamo a seguire lo stesso schema. A pensare noi stessi come altrettanti Mosé, a presentare il nostro pensiero come la soluzione, giusta e dotata di una propria efficacia intrinseca. Efficacia che le viene dal proprio valore di verità (l’equivalente, per noi miscredenti, della volontà divina nella storia di Mosé).

Ma in campo sociale e politico non esiste un’oggettività pura, ossia indipendente dalla soggettività degli attori. E neppure si può immaginare che le soggettività presenti siano meccaniche e prevedibili proiezioni delle strutture sottostanti, secondo l’ingenuo, deterministico schema struttura-sovrastruttura di origine engelsiana.

Perciò la strategia, se non vuole essere semplicemente il modo per portare al potere una nuova élite, come è avvenuto con il movimento “comunista” novecentesco, deve consistere, più che in punti programmatici, nei modi con cui possa nascere e affermarsi una nuova soggettività, che per la prima volta non sia una minoranza privilegiata che debba mantenersi al potere usando la forza coercitiva dello Stato, manipolando le coscienze, distribuendo prebende, creando clientele; ma sia invece il fattore creativo di una nuova modalità comunitaria di vivere per l’intera specie umana, chiamata a raggiungere la terra promessa, insieme spirituale e materiale, di una maturità individuale e collettiva inedita nella storia umana.

Questo concetto (e la sua realizzazione istituzionale) non deve essere scoperto. E’ noto da diversi anni, si chiama DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA (DP, da non confondere con il suo contrario, PD), ma si scontra con la sindrome Mosé, tuttora prevalente anche negli ambienti che a parole si proclamano alfieri e promotori di essa. Segno che invece il suo effettivo contenuto o non è conosciuto, o è soffocato dalla forza prevalente, a livello psicologico, della sindrome Mosé, cavallo di Troia (trojan) veicolo dell’egemonia culturale dell’avversario anche nelle menti “alternative”.

La trasformazione del popolo da oggetto passivo, manipolato e mobilitabile contro sé stesso, in soggetto consapevole è l’unica vera alternativa antisistema. Qualunque altro punto programmatico è riassorbibile, neutralizzabile o addirittura passibile di essere trasformato in un fattore di ringiovanimento e di rafforzamento del sistema stesso.

Il sistema lo sa e l’irruzione del popolo è ciò che più teme. Le rappresentanze si comprano, la realtà rappresentata no. Per l’oligarchia attualmente al potere il popolo è l’unico vero, irrimediabile pericolo. Questo spiega la ferocia rabbiosa della reazione delle élite europee al referendum greco, ferocia che ha stupito il mondo per la sua sproprorzione e apparente irrazionalità.

Dall’altra parte solo la sindrome Mosé[4] può spiegare il comportamento di Tsipras e dei suoi tre compari. Quattro persone si sono assunte la responsabilità, utilizzando i poteri messi a disposizione da questo sistema politico funzionale al capitalismo, di rovesciare il verdetto di un popolo che aveva trovato il coraggio, sebbene stremato da 5 anni di austerità, e terrorizzato da una martellante propaganda terroristica, di opporsi alla trojka, con un atto di fiducia in sé stesso e nelle proprie potenzialità che sono già qualcosa di più di un inizio di consapevolezza e di organizzazione.

Qui vedo realizzato, nella sua apparente “irragionevolezza”, il seme del futuro. La “ragionevolezza” invocata dalle persone “pratiche” è la logica sistemica dell’esistente. Solo la forza del popolo, quando sia organizzato, partecipe e perciò libero, può aprire nuove vie, stabilire una nuova ragionevolezza, aprendo i nostro occhi di gattini ciechi, tanto assuefatti al buio da chiamarlo luce.

A ciascuno il compito, nella propria realtà, di trasformare i principi strategici in percorsi operativi.

Attac Italia ha lanciato il percorso “Riprendiamoci il Comune”. Da altri soggetti verranno altre proposte. Proviamo a far prevalere la critica sulla polemica, la collaborazione sulla competizione, in nome di quei valori che ci uniscono e costituiscono la motivazione profonda del nostro agire.

Un abbraccio e un arrivederci

Pino

[1]      leggibile qui: http://www.badiale-tringali.it/2015/07/lettera-aperta-agli-amici-sonnambuli.html

[2]     Marco Bertorello, Un piano B per cambiare, Il Manifesto, 25 luglio 2015.

[3]     Non per un preconcetto ideologico, ma perché sarebbe facile dimostrare che questo “sistema” non può né rimediare al deficit e debito ecologico, né ridurre le disuguaglianze sociali, ed è perciò destinato a una inevitabile implosione. L’unica incertezza riguarda il prezzo che l’umanità dovrà pagare.

[4]     C’è però una differenza. Mosè trova il popolo che adora il vitello d’oro, lo riprovera e distrugge l’idolo. Lascio al lettore indovinare la differenza rispetto a Tsipras & C.

Grecia: una sconfitta che ci riguarda.

di  Marco Bersani (Attac Italia)

UNA SCONFITTA CHE CI RIGUARDA

Una netta sconfitta, senza se e senza ma. Chiunque abbia sostenuto con passione, empatia, solidarietà e intensità la durissima lotta del popolo greco e del governo di Siryza di fronte all’oligarchia che detta legge nell’Unione Europea credo debba con altrettanto coraggio, amarezza e rabbia prenderne atto. E’ anche l’unico modo per ripartire con nuove consapevolezze.Marco Bersani

Il “Memorandum” –di questo si tratta- è una nuova pesantissima gabbia alla sovranità del popolo greco nonché la prosecuzione del massacro sociale di un popolo stremato, ma mai domo, di cui si è voluta colpire la dignità, dimensione non monetizzabile, sconosciuta e pertanto temuta dai tecnocrati europei.

Occorre guardare in faccia alla realtà: il cosiddetto accordo prevede un avanzo di bilancio del 3,5% crescente in un paese che ha visto il suo Pil crollare del 25% in cinque anni (l’equivalente del crollo del Pil della Germania durante la seconda guerra mondiale); il ritiro delle leggi per l’occupazione approvate e la totale liberalizzazione del mercato del lavoro, con la possibilità dei licenziamenti collettivi; la costituzionalizzazione del fiscal compact e del pareggio di bilancio, l’aumento dell’IVA e il taglio delle pensioni, l’incredibile messa a garanzia di 50 miliardi di beni pubblici da privatizzare ( i cui primi 25 miliardi andranno direttamente alle banche e i secondi verranno divisi tra riduzione del debito pubblico e investimenti).

Il tutto con il rientro a pieno titolo della Troika che detterà l’agenda legislativa del governo greco e

l’esclusione netta di ogni ipotesi di taglio nominale del debito, unica possibilità di allentare il nodo scorsoio che strozza – e continuerà a strozzare- il popolo greco.

L’accordo è incommensurabilmente peggiore di quello proposto dal Presidente della Commissione Europea Juncker e giustamente respinto dal popolo greco nel referendum.

“Not with tanks, but with banks” (Non con i carri armati, ma con le banche), così dicono giustamente in Grecia per indicare quello che è stato un vero colpo di stato e che disvela, forse per la prima volta in maniera così netta, la natura dell’attuale Unione Europea.

Un’Unione Europea che non solo è ademocratica, ma considera come nemico assoluto la democrazia: la parola data al popolo greco da parte del governo di Siryza è stata considerata un’intollerabile provocazione a cui rispondere con la vendetta più feroce possibile.

Un’Unione Europea che ha fatto degli interessi dei grandi capitali finanziari e del loro bisogno di espandersi sull’economia, la società, la natura, mercificando l’intera vita delle persone, il vero timone della propria politica, costruita trattato dopo trattato e alimentata con la trappola/shock del debito pubblico per soggiogare le popolazioni attraverso l’austerità.

Un’Unione Europea che si prepara a cristallizzare queste politiche rendendole “oggettive” e “indiscutibili” attraverso il TTIP, il trattato finalizzato a realizzare l’area di libero commercio più grande del pianeta al completo servizio delle multinazionali europee e statunitensi.

Anche su questo occorre un nuovo coraggio: un’Unione Europea che alimenta una guerra militare dentro i propri confini, che non riesce a dare una risposta di civiltà a 75 migranti appesi da più di un mese ad una scogliera a Ventimiglia, che risponde con la dittatura finanziaria ad un popolo che rivendica dignità è un’Unione Europea irriformabile.

Non si tratta banalmente di rispolverare il tema euro/no euro (a mio avviso un’arma di distrazione di massa), né di dimenticare l’orizzonte europeo come dimensione politica, sociale e culturale: si tratta di dire a chiare lettere che, proprio per conquistare quella dimensione, questa Unione Europea va combattuta alle radici, aprendo una battaglia diretta per il ripudio del trattato di Maastricht e successivi, per l’abolizione del debito e per un nuovo processo costituente europeo, partendo non più dall’”Europa dei popoli” ma dai “popoli dell’Europa”. Una battaglia che non può avere scorciatoie sovraniste e/o nazionaliste, ma che deve investire l’intera dimensione continentale, prefiggendosi da subito l’obiettivo di definanziarizzare la società, rivendicando, contro chi parla di pareggio di bilancio finanziario, la priorità del pareggio di bilancio sociale e ambientale, contro chi parla di deficit della bilancia commerciale, la priorità della chiusura del deficit di diritti in cui vive la maggioranza delle popolazioni. E pretendendo da subito democrazia.

A partire dal popolo greco, cui credo vada ridata subito la parola sul proprio futuro.

Marco Bersani (Attac Italia)

 

Nato e TTIP: alleanza militare ed alleanza economica. Due facce della stessa medaglia?

NATO E TTIP

MARTEDI’ 14 LUGLIO ORE 18 SAL. SAN LEONARDO 25R  INCONTRO SU NATO E TTIP discutiamo del nesso tra geopolitica, potenza militare, guerra ed economia. TTIP passa al Parlamento europeo: cosa cambia? Con Giuseppe Padovano, Pandora Tv, Coord. Naz. NO NATO Promosso da Alternativa e Attac Genova

Il Granello di Sabbia di maggio

Il Granello di Sabbia di maggio.
Si torna a parlare di debito e di finanza pubblica.
(Scaricabile in pdf (clicca qui o sulla miniatura) – Molti articoli sono già disponibili singolarmente)

00-copertina

Qui il sommario:..
EDITORIALE: Vantiamo solo crediti!
di Vittorio Lovera

Cassa Depositi e Prestiti: Patrimonio Comune
di Marco Bersani

Debito: il tappo e il cavatappi
di Marco Bertorello

BCE: tra interventismo e stabilità
di Matteo Bortolon

Dal Sud al Nord: il debito che non pagheremo
di Chiara Filoni

La Grecia non vince da sola
di Argiris Panagopoulos (Syriza)

CDP: strumento per rafforzare welfare e democrazia?
di Livio Martini (Vicesindaco di Corchiano)

La nuova finanza cinese
di Vincenzo Comito

Eric Toussaint e i lavori sull’audit greco
di Raphael Pepe

Intervista a Magdalena Leòn Trujillo
di Elvira Corona

Globalizzazione e violazione dei dirittti sociali e del lavoro
di Antonello Miccoli

Expo 2015: un po’ di cronistoria
di Roberto Rosso

RUBRICHE

il fatto del mese
NOEXPO: oltre il 1°maggio, oltre Expo 2015
di Marco Schiaffino

filosofia
La remissione del debito e l’antiautoritarismo
cristiano
di Paolo Andreoni

auditoria del debito
Lettera ai movimenti sociali
di Antonio De Lellis

democrazia partecipativa
Il senso del ‘comune’ nasce dal sociale
di Marina Savoia

Il granello di sabbia n° 18: “Fermate il mondo, voglio scendere”

il_granello_di_sabbia_aprile_2015

Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia, “Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

Editoriale:

Fermate il mondo. Voglio scendere! di Vittorio Lovera Attac Italia

Il senso della Grecia per l’Europa di Alfonso Gianni

Grecia: perchè non bisogna pagare il debito di Chiara Filoni

Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia di Roberto Musacchio

Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte di Monica Di Sisto

Da “Je suis Charlie” a shock economy di Raphael Pepel

Il fallimento della finanza di Andrea Baranes 

Il nuovo ruolo politico della BCE di Roberto Errico

TTIP una battaglia che si può vincere di Marco Bersani

Appello 18A La strisciante privatizzazione della sanità di Antonio De Lellis

RUBRICHE

Auditoria del debito Il Popolo Vive di Antonio De Lellis

Democrazia partecipativa Geopolitica della partecipazione di Pino Cosentino

Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità di Pino Cosentino

il fatto del mese Guardare l’Europa per capire l’Italia di Marco Schiaffino

Video. Cos’è il TTIP. Contributo di Federico Musso

.
Perché la UE sostiene il TTIP.
Armonizzazione delle regole.
Lobby e multinazionali.
Crisi del dollaro ed egemonia USA.
Piano Marshall e TTIP.

Federico Musso

Video realizzato martedì 17 marzo 2015 presso l’Associazione “Lo Zenzero” in Via Giovanni Torti.
Contributo di Federico Musso (studente, blogger presso Teste Libere)

Errata corrige: Il video di Stiglitz (https://youtu.be/HsIO5YCuqmU )
 è stato pubblicato e non ripreso una settimana fa.  (Su Youtube il 07 mar 2015)

. .

Incontro dibattito :”Che cos’è il TTIP? ” e “Riprendiamoci il comune” Due argomenti che toccano le vite dei cittadini…

“Che cos’è il TTIP?”

Incontro-dibattito su un argomento che tocca concretamente le vite dei cittadini. Inoltre, ATTAC Genova presenta la sua proposta “Riprendiamoci il Comune” per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Ne parliamo martedì 17 marzo 2015 alle ore 17:30 presso l’Associazione “Lo Zenzero” in Via Giovanni Torti, 34, Genova. Partecipano alla discussione Federico Musso (studente, blogger presso Teste Libere) e Pino Cosentino (ATTAC Genova). L’incontro è organizzato da ATTAC Genova, Teste Libere e “Lo Zenzero”.

 

A3_TTIP_zenzero_2015

Dichiarazione della rete degli Attac Europei dopo le elezioni greche.

Grecia

In Grecia ha vinto la speranza – manteniamola viva e diffondiamola in tutta Europa

Nelle elezioni greche del 25 Gennaio la speranza ha vinto sulla paura e sulla rassegnazione, dando ai cittadini greci la possibilità di essere governati da un governo di sinistra per la prima volta. Questa vittoria sta facendo rinascere la speranza non solo tra il popolo greco, ma tra i cittadini europei, che hanno espresso la loro solidarietà nella lotta contro le politiche di austerità della Troika.

Questa solidarietà si è manifestata durante la campagna elettorale, non solo attraverso la presenza fisica alle iniziative che si sono tenute in Grecia, ma anche attraverso manifestazioni in tutta Europa. In un certo senso, noi tutti abbiamo partecipato a questa vittoria storica. Il risultato ci incoraggia: con queste elezioni i cittadini hanno rivendicato democraticamente il loro diritto di decidere.

I primi atti e dichiarazioni di questa nuova maggioranza confermano la sua volontà di lottare contro le politiche di austerità in Grecia e in Europa, per sollevare i cittadini dal peso del debito pubblico, utilizzato per imporre politiche neoliberiste che negano i diritti e la giustizia sociale.

La lotta sarà dura e richiederà un continuo supporto. La rete degli attac europei si propone di offrire sostegno a questa lotta, che è anche la nostra lotta per cambiare le politiche europee.

Non sarà facile, e alcune scelte politiche talvolta potranno essere oggetto di critica. La rete degli attac europei guarderà con occhio critico alle scelte del governo Syriza.

Daremo il nostro sostegno a questo difficile esercizio del potere politico, nella misura in cui le politiche attuate contribuiranno a fermare le politiche di austerità, rafforzeranno le istituzioni democratiche, toglieranno dalle grinfie dei mercati i diritti dei cittadini, attueranno la transizione ecologica, e ripristineranno la giustizia sociale in tutta Europa.

Più in particolare, consapevoli che il problema del debito pubblico in Europa ci riguarda tutti e che è di vitale importanza per la Grecia, che è di fronte a un livello insostenibile del debito, ci batteremo a favore di una Conferenza europea sul debito pubblico, analoga alla Conferenza di Londra del 1953 che ha trattato del debito della Germania prima e dopo la guerra.  La vogliamo utilizzare per proporre una ridefinizione dei ruoli e del potere delle istituzioni UE. Il nostro obiettivo è un’ Europa solidale che faccia gli interessi della maggioranza dei cittadini, invece di imporre la volontà di pochi su tutti.

L’inammissibile ed irresponsabile colpo della BCE contro la Grecia

 

da Attac France

La Banca centrale europea (BCE) ha annunciato mercoledi 4 febbraio che metterà fine alle normali operazioni di rifinanziamento delle banche greche. Per ritirare liquidità presso la BCE, le banche non potranno più dare come garanzia i titoli di Stato greco. Le banche greche si vedono così ritirare la loro principale fonte di finanziamento.

Attac condanna fermamente questa decisione della BCE.

Questa decisione é inaccettabile in quanto la BCE ha oltrepassato il proprio mandato. Essa ha sospeso il finanziamento delle banche greche con la semplice “presunzione” (secondo il suo comunicato) che nessun accordo potesse essere trovato con il nuovo governo greco per quanto riguarda la ristrutturazione del debito. Come la BCE, istituzione che non ha nessuna legittimità democratica, può prendere una decisione politica di questa importanza mentre i negoziati stanno appena iniziando?

Questa decisione é illegittima, in quanto la BCE, si oppone all’applicazione del programma politico scelto dagli elettori greci. Una volta di più, la BCE si assume difensore dei credenzieri della Grecia per imporre il proseguimento di un programma di agiustamento che ha rovinato il popolo greco e si é tradotto con un aumento del debito greco.

La decisione della BCE é irresponsabile perché potrebbe generare un panico bancario, le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche per la Grecia e la zona euro in se!

Attac rivendica il ritiro di questo provvedimento da parte della BCE, e chiede che le proposte del nuovo governo greco siano sentite ed applicate. Solo una ristrutturazione veloce del debito greco é accettabile. Il potere esorbitante della Troika e dei suoi credenzieri deve fermarsi subito!

Fonte: https://france.attac.org/actus-et-medias/salle-de-presse/article/le-coup-de-force-inadmissible-et

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.817 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: