Il granello di sabbia n° 33 – Fuori dal mercato –

 

 

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Editoriale

“Apprendere, diffondere, praticare!”

di Vittorio Lovera

C’è vita oltre il debito?

di Marco Bersani

Commons: l’alternativa

di Paolo Cacciari

Ilva: il lavoro contro la vita?

di Simona Fersini

Dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale

di Marco Schiaffino

Fuorimercato: un’esperienza in divenire

di Gigi Malabarba

L’uso civico e la rete dei beni comuni

di Giuseppe Micciarelli

Per una finanza bene comune

di Nicoletta Dentico

Un altro cibo è possibile

di Virginia Meo

Per un’economia trasformativa

di Riccardo Troisi

Mondeggi Bene Comune, Fattoria senza padroni

di Giovanni Pandolfini

Poveglia per tutti! Da sogno a realtà, da utopia a progetto

a cura dell’Associazione Poveglia per tutti

Dieci ragioni per dire No Tap!

di Re:Common

Rubriche

Democrazia partecipativa

La lezione del 4 marzo

a cura di Pino Cosentino

Migranti

Migrazioni: a chi giova l’emergenza?

a cura di Roberto Guaglianone

Il fatto del mese

Salvate il soldato Zuckerberg

di Marco Schiaffino

Università di primavera 2018, Taranto 12-13 maggio

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Un altro mondo è necessario. E anche possibile?

La vittoria più grande che il capitalismo poteva cogliere è stata centrata.  Agli occhi dei più oggi appare preclusa persino la speranza di una società alternativa.

Tuttavia il pensiero unico neoliberista oscura, ma non può celare del tutto i lineamenti del mondo che verrà.

Cerchiamo di cogliere i germogli dell’ umanità nuova che sta maturando tra le pieghe della società attuale e quali vie potrà seguire per affermarsi

di Pino Cosentino Attac

 

Incontro allo Zenzero. “Un altro mondo è necessario. E anche possibile.”

 

Il granello di sabbia gennaio febbraio 2018: Debito globale; come uscirne?

 

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In questo numero:

Le Commissioni Bilancio e Politiche europee della Camera dei Deputati hanno nei giorni scorsi votato NO all’unanimità all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei

 

di: ATTAC ITALIA

Le Commissioni Bilancio e Politiche europee della Camera dei Deputati hanno nei giorni scorsi votato NO all’unanimità all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei, come invece richiesto dalla nuova proposta di Direttiva promossa dalla Commissione Europea, che dovrebbe venire approvata entro giugno 2018.

Un primo dato da rilevare è che un pronunciamento del Parlamento, per quanto tenuto in sordina prima e dopo il voto, è finalmente arrivato.

Un pronunciamento che va in direzione di quanto da noi sostenuto con la petizione Stop Fiscal Compact, lanciata proprio per chiedere un secco NO al Parlamento italiano.

Vittoria, dunque? Meglio dire che la nostra campagna ha segnato un punto, in un percorso che, oltre che lungo, è tutt’altro che lineare.

Innanzitutto perché il voto della Camera dei Deputati, vincolante a livello europeo, potrebbe essere modificato da un diverso pronunciamento del governo che uscirà dalle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Facile leggere, da questo punto di vista, motivazioni elettoralistiche sull’unanimità del NO, dato che, notoriamente, tutti i partiti amano alzare la voce contro i vincoli europei prima del voto, salvo poi inginocchiarvisi dal giorno successivo.

Inoltre, le Commissioni Bilancio e Politiche europee, nella medesima seduta, si sono pronunciate favorevolmente rispetto alle altre due proposte contenute nella bozza di direttiva europea, l’istituzione di un super Ministero europeo delle Finanze e l’istituzione del Fondo Monetario Europeo.

Nessuna inversione di rotta all’orizzonte dunque, ma va sottolineato come sul tema Fiscal Compact sia molto chiaro a tutte le forze politiche cosa ne pensino le popolazioni: meglio blandirle in campagna elettorale, salvo poi scoprire le carte a nuovo governo formato.

A tutte e tutti noi il compito di costruire consapevolezza collettiva e mobilitazione sociale per rimettere in discussione dall’ultima proposta di nuovo assetto europeo all’origine di tutte le politiche di austerità: il Trattato di Maastricht del 1992.

Perché 25 anni di liberismo bastano a avanzano.

Sintesi degli interventi all’Assemblea CADTM 4 Marzo 2017 e interventi completi.

 

Interventi completi:

Vittorio Lovera: https://youtu.be/OgBFk5mGN6U 

Marco Bertorello: https://youtu.be/64FCn3ydCTc

Alex Zanotelli: https://youtu.be/0Pti8_J_Goc

Cristina Quintavalla: https://youtu.be/Zx8AebkOqjM

Marco Bersani: https://youtu.be/DSqrLkBaMNI

Prof.  Raffaele Coppola:  https://youtu.be/snH1KQbYdUc

Il “Giubileo” del debito?

‘Dopo 15 anni dal G8 di Genova i movimenti sociali e cristiani si danno appuntamento per verificare a che punto “Un altro mondo possibile” e per assumere impegni congiunti per la ricostruzione di un’ Europa e di una economia non più basata sul debito. In questi 15 anni caratterizzati da quella visione iniziale e da un manifesto democratico quale è l’enciclica Laudato Sì, tante sono le battaglie e lotte portate avanti in difesa degli ultimi, per una finanza sociale, per la ripubblicizzazione dei beni comuni e per il territorio. Forse è arrivato il momento di far leva, tutti insieme, per costruire all’interno di un’Europa senz’anima un modello alternativo a quello debitocratico che non sfrutti più l’umanità e il pianeta

Oggi il debito pubblico viene usato come uno straordinario meccanismo del capitalismo finanziario per espropriare i popoli. A 15 anni dal G8 di Genova una importante iniziativa sul #‎debito.

19 luglio, Palazzo Ducale, Genova
Dal G8 di Genova alla Laudato sì – IL Giubileo DEL Debito?

Saranno presenti Eric Toussaint (CADTM) , Alex Zanotelli, Francesco Gesualdi, Guido Viale, Marco Bersani, Marco Bertorello, mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Ricchiuti, Chiara Filoni, Debora Lucchetti, Francesca Coin, Matteo Bortolon e Antonio De Lellis

Il programma:

Giubileo-del-debito

Acqua: il Re è nudo

 

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di Marco Bersani Attac Italia
Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.
Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.

Nel frattempo, procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.

Un attacco concentrico, con il quale il governo Renzi prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011 (oltre 26 milioni di “demagoghi” secondo la narrazione renziana), sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Il rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l’ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Partito Democratico, Governo Renzi e Ministro Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.

Ma poiché la spoliazione delle comunità locali attraverso la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, necessita una drastica sottrazione di democrazia, ecco che lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sull’acqua e lo schiaffo al vittorioso referendum del 2011 non rappresentano semplici effetti collaterali di quanto sta accadendo, bensì ne costituiscono il cuore e l’anima.

A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Il crollo della salute in Italia dal G8 di Genova al TTIP. Che Fare?

locandina-25 febbraio 2016

Elezioni in Grecia

ELEZIONI IN GRECIA

di Pino Cosentino

Syriza trionfa con il 35% dei voti, su una partecipazione al voto del 55%, dopo aver vinto 10 settimane fa un referendum con il 62%, e una partecipazione al voto del 65%. In due mesi e mezzo si è passati da un risultato a favore del governo del 40% degli elettori a l 18%, o contando anche l’alleato centrista di Syriza, al 20%. 

Ci sono commentatori che definiscono “fisiologica” questa astensione oltre il 45%, in un paese scosso da potenti movimenti sociali, e posto davanti a scelte fondamentali per il suo futuro.

Metà della popolazione, come quei commentatori, non crede più nella democrazia, nella partecipazione, nell’azione collettiva.

Quattro anni di “austerità compassionevole” gestita da un governo ritenuto di “sinistra radicale” compiranno l’opera, spalancando la strada all’affermazione dei nazisti.

L’Unione Popolare, la sinistra di Syriza, che prende la metà dei voti del vecchio partito Comunista (KKE), sconta la sua partecipazione a un progetto che evidentemente conteneva in germe gli sviluppi che oggi vediamo.

Ora Tsipras trionfa, come a suo tempo Pétain, salvatore di quel che restava di una Francia dimezzata, con i tedeschi a Parigi e in tutta la parte settentrionale/atlantica del paese.

Tuttavia una parte consistente restava “libera”, sotto il governo del fascista Laval zelantissimo nel rastrellare ebrei da consegnare ai lager, ma conservando ancora il controllo dell’impero d’oltremare e della potente flotta da guerra. Abbastanza per creare consenso al governo collaborazionista, da parte di una popolazione spaventata da un possibile dominio diretto tedesco.

La logica, anche della sinistra a sinistra di Syriza è sempre la stessa: tutta l’attenzione e la pressione sono rivolte al voto, ad avere i leader in Parlamento. Il popolo mentre resta abbandonato nelle sue tremende difficoltà, vede i propri leader accapigliarsi per entrare a far parte della rappresentanza politico-istituzionale, che garantisce un avvenire sereno per sé stessi.

Ora Tsipras farà le “riforme” volute dai “mercati”, ma in sogno continuerà a lottare per…che cosa? Contro l’austerità, dice lui. Il cane pastore che banchetta con i lupi dividendo con loro gustosa carne di pecora, invece, non sa parlare, né sente la necessità di farlo. E’ quello il bello degli animali, ciò che ci affascina in loro: non possono mentire. In questo senso, il  politico professionista rappresenta il vertice dell’evoluzione umana, la varietà che più si è spinta lontano dai nostri fratelli bestiali.

Oggi questo è ciò che gli avvenimenti scatenano nelle menti non immemori del passato e attente osservatrici del presente. Ma la storia non si ripete. Speriamo che da questa esperienza nasca una nuova consapevolezza delle responsabilità collettive. E’ sbagliato oggi demonizzare Tsipras, come era sbagliato ieri esaltarlo. Bisogna prendere atto che è impossibile riformare questo sistema politico, facendone uno strumento di democrazia autentica e di cambiamento sociale, dal di dentro, dalla rappresentanza com’è ora. La rappresentanza e tante altre cose dello Stato moderno vanno salvate e potenziate, ma recuperandole all’interno di un processo rivoluzionario a salda direzione popolare.

 

 

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