Sintesi degli interventi all’Assemblea CADTM 4 Marzo 2017 e interventi completi.

 

Interventi completi:

Vittorio Lovera: https://youtu.be/OgBFk5mGN6U 

Marco Bertorello: https://youtu.be/64FCn3ydCTc

Alex Zanotelli: https://youtu.be/0Pti8_J_Goc

Cristina Quintavalla: https://youtu.be/Zx8AebkOqjM

Marco Bersani: https://youtu.be/DSqrLkBaMNI

Prof.  Raffaele Coppola:  https://youtu.be/snH1KQbYdUc

Annunci

Il “Giubileo” del debito?

‘Dopo 15 anni dal G8 di Genova i movimenti sociali e cristiani si danno appuntamento per verificare a che punto “Un altro mondo possibile” e per assumere impegni congiunti per la ricostruzione di un’ Europa e di una economia non più basata sul debito. In questi 15 anni caratterizzati da quella visione iniziale e da un manifesto democratico quale è l’enciclica Laudato Sì, tante sono le battaglie e lotte portate avanti in difesa degli ultimi, per una finanza sociale, per la ripubblicizzazione dei beni comuni e per il territorio. Forse è arrivato il momento di far leva, tutti insieme, per costruire all’interno di un’Europa senz’anima un modello alternativo a quello debitocratico che non sfrutti più l’umanità e il pianeta

Oggi il debito pubblico viene usato come uno straordinario meccanismo del capitalismo finanziario per espropriare i popoli. A 15 anni dal G8 di Genova una importante iniziativa sul #‎debito.

19 luglio, Palazzo Ducale, Genova
Dal G8 di Genova alla Laudato sì – IL Giubileo DEL Debito?

Saranno presenti Eric Toussaint (CADTM) , Alex Zanotelli, Francesco Gesualdi, Guido Viale, Marco Bersani, Marco Bertorello, mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Ricchiuti, Chiara Filoni, Debora Lucchetti, Francesca Coin, Matteo Bortolon e Antonio De Lellis

Il programma:

Giubileo-del-debito

Acqua: il Re è nudo

 

acqua_Parlamento.jpg

di Marco Bersani Attac Italia
Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.
Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.

Nel frattempo, procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.

Un attacco concentrico, con il quale il governo Renzi prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011 (oltre 26 milioni di “demagoghi” secondo la narrazione renziana), sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Il rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l’ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Partito Democratico, Governo Renzi e Ministro Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.

Ma poiché la spoliazione delle comunità locali attraverso la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, necessita una drastica sottrazione di democrazia, ecco che lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sull’acqua e lo schiaffo al vittorioso referendum del 2011 non rappresentano semplici effetti collaterali di quanto sta accadendo, bensì ne costituiscono il cuore e l’anima.

A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Il crollo della salute in Italia dal G8 di Genova al TTIP. Che Fare?

locandina-25 febbraio 2016

Elezioni in Grecia

ELEZIONI IN GRECIA

di Pino Cosentino

Syriza trionfa con il 35% dei voti, su una partecipazione al voto del 55%, dopo aver vinto 10 settimane fa un referendum con il 62%, e una partecipazione al voto del 65%. In due mesi e mezzo si è passati da un risultato a favore del governo del 40% degli elettori a l 18%, o contando anche l’alleato centrista di Syriza, al 20%. 

Ci sono commentatori che definiscono “fisiologica” questa astensione oltre il 45%, in un paese scosso da potenti movimenti sociali, e posto davanti a scelte fondamentali per il suo futuro.

Metà della popolazione, come quei commentatori, non crede più nella democrazia, nella partecipazione, nell’azione collettiva.

Quattro anni di “austerità compassionevole” gestita da un governo ritenuto di “sinistra radicale” compiranno l’opera, spalancando la strada all’affermazione dei nazisti.

L’Unione Popolare, la sinistra di Syriza, che prende la metà dei voti del vecchio partito Comunista (KKE), sconta la sua partecipazione a un progetto che evidentemente conteneva in germe gli sviluppi che oggi vediamo.

Ora Tsipras trionfa, come a suo tempo Pétain, salvatore di quel che restava di una Francia dimezzata, con i tedeschi a Parigi e in tutta la parte settentrionale/atlantica del paese.

Tuttavia una parte consistente restava “libera”, sotto il governo del fascista Laval zelantissimo nel rastrellare ebrei da consegnare ai lager, ma conservando ancora il controllo dell’impero d’oltremare e della potente flotta da guerra. Abbastanza per creare consenso al governo collaborazionista, da parte di una popolazione spaventata da un possibile dominio diretto tedesco.

La logica, anche della sinistra a sinistra di Syriza è sempre la stessa: tutta l’attenzione e la pressione sono rivolte al voto, ad avere i leader in Parlamento. Il popolo mentre resta abbandonato nelle sue tremende difficoltà, vede i propri leader accapigliarsi per entrare a far parte della rappresentanza politico-istituzionale, che garantisce un avvenire sereno per sé stessi.

Ora Tsipras farà le “riforme” volute dai “mercati”, ma in sogno continuerà a lottare per…che cosa? Contro l’austerità, dice lui. Il cane pastore che banchetta con i lupi dividendo con loro gustosa carne di pecora, invece, non sa parlare, né sente la necessità di farlo. E’ quello il bello degli animali, ciò che ci affascina in loro: non possono mentire. In questo senso, il  politico professionista rappresenta il vertice dell’evoluzione umana, la varietà che più si è spinta lontano dai nostri fratelli bestiali.

Oggi questo è ciò che gli avvenimenti scatenano nelle menti non immemori del passato e attente osservatrici del presente. Ma la storia non si ripete. Speriamo che da questa esperienza nasca una nuova consapevolezza delle responsabilità collettive. E’ sbagliato oggi demonizzare Tsipras, come era sbagliato ieri esaltarlo. Bisogna prendere atto che è impossibile riformare questo sistema politico, facendone uno strumento di democrazia autentica e di cambiamento sociale, dal di dentro, dalla rappresentanza com’è ora. La rappresentanza e tante altre cose dello Stato moderno vanno salvate e potenziate, ma recuperandole all’interno di un processo rivoluzionario a salda direzione popolare.

 

 

Sindrome Mosè

SINDROME MOSE’

di Pino Cosentino -Attac Genova-

risposta a Badiale-Tringali[1]

Cari amici semprallerta, la pressione dei fatti spinge tutti noi ad approfondire le analisi e a cercare vie d’uscita da una situazione sempre più opprimente. C’èPino Cosentino bisogno di unità, ma questa può essere solida, in presenza di differenze anche rilevanti, solo nell’ambito di una convinta convergenza sull’impostazione complessiva.

I tre punti in cui voi avete organizzato l’esposizione della vostra tesi (1. Il sistema euro/UE è irriformabile; 2. Non c’è nessuna solidarietà fra i popoli europei; 3. L’inevitabile uscita dall’euro e dalla UE) mi trovano sostanzialmente d’accordo, così come il recente intervento di Marco Bertorello sul Manifesto[2].

Tuttavia non credo che sia stato ancora afferrato il bandolo della matassa. Occorre un nuovo paradigma per impostare un progetto che sia ben radicato nella realtà presente, ma nello stesso tempo conduca il popolo verso una nuova terra promessa[3]: una prospettiva che sappia unire così bene realtà e aspirazioni, potenzialità concrete e desideri, valori ideali e condizioni oggettive, da risultare con-vincente e quindi attrattiva per la grande maggioranza dei movimenti e per tutto il popolo. Chiameremo questa piattaforma strategia, o progetto.

Il motivo per cui all’uscita dall’euro e dalle UE non è stato assegnato il valore che gli date voi sta qui. In questo senso condivido pienamente l’espressione adoperata da Marco Bersani, “arma di distrazione di massa”, in riferimento alla questione euro sì/euro no. Si tratta di respingere un’impostazione economicistica tutta interna alla logica del sistema, che non poggia sull’euro, ma su rapporti sociali (cioè politici) mediati dai meccanismi del capitale.

In questo senso è invece da apprezzare il vostro ragionamento sull’UE come allontanamento dei processi decisionali dal popolo e sul consolidamento del potere delle oligarchie che questo provoca.

Per arrivare a fondare la strategia oggi necessaria, bisogna 1) inquadrare le questioni geopolitiche nel contesto del capitalismo globale; 2) vedere oltre le alternative che il sistema stesso propone. Per intenderci, in riferimento alla questione greca la discussione oggi verte sul modo come Tsipras ha impostato la trattativa, l’assenza di un piano B, la leggerezza con cui è stata giocata la carta del referendum… ecc. A queste alternative occorre saper rispondere, e le risposte di Badiale-Tringali, nonché di Marco Bertorello, mi paiono giuste e appropriate. Ma al contempo occorre sparigliare le carte, per uscire non solo dall’euro e dalla UE, impresa relativamente “facile”, almeno concettualmente; ma per uscire dal capitalismo e dall’eterno avvicendarsi al potere delle élite. E’ un obiettivo che ingloba gli altri, come la teoria delle categorie ingloba quella degli insiemi (e qui mi sforzo di toccare il cuor di pietra del matematico Badiale), non negandola, ma anzi inverandola con una generalizzazione più ampia ed efficace.

Per non smarrire la strada nella vastità indeterminata della razionalità astratta, bisogna acutizzare lo sguardo, individuare i fattori realmente esistenti CHE ORA, NEL PRESENTE, SONO TUTTAVIA SEMI DI FUTURO, DEL MONDO NUOVO CHE STA CERCANDO LA STRADA PER NASCERE.

Per fare questo occorre liberarsi dalla “sindrome Mosé”, il condottiero scelto da Dio per condurre il popolo ebraico, volente o nolente, nella terra promessa. Nella narrazione biblica in un certo senso Mosé si contrappone al popolo. Egli è guidato da una ispirazione che lui stesso acquisisce di volta in volta e che gli giunge dall’alto. In fondo è solo un tramite, attraverso cui Dio guida il popolo eletto verso un destino inimmaginabile da mente umana, verso un qualcosa insieme spirituale (la fede nell’unico Dio) e materiale (la Terra Promessa), che costituiva una rottura radicale con la realtà allora presente, ma che poi si dimostrò pienamente realistico.

Noi tendiamo a seguire lo stesso schema. A pensare noi stessi come altrettanti Mosé, a presentare il nostro pensiero come la soluzione, giusta e dotata di una propria efficacia intrinseca. Efficacia che le viene dal proprio valore di verità (l’equivalente, per noi miscredenti, della volontà divina nella storia di Mosé).

Ma in campo sociale e politico non esiste un’oggettività pura, ossia indipendente dalla soggettività degli attori. E neppure si può immaginare che le soggettività presenti siano meccaniche e prevedibili proiezioni delle strutture sottostanti, secondo l’ingenuo, deterministico schema struttura-sovrastruttura di origine engelsiana.

Perciò la strategia, se non vuole essere semplicemente il modo per portare al potere una nuova élite, come è avvenuto con il movimento “comunista” novecentesco, deve consistere, più che in punti programmatici, nei modi con cui possa nascere e affermarsi una nuova soggettività, che per la prima volta non sia una minoranza privilegiata che debba mantenersi al potere usando la forza coercitiva dello Stato, manipolando le coscienze, distribuendo prebende, creando clientele; ma sia invece il fattore creativo di una nuova modalità comunitaria di vivere per l’intera specie umana, chiamata a raggiungere la terra promessa, insieme spirituale e materiale, di una maturità individuale e collettiva inedita nella storia umana.

Questo concetto (e la sua realizzazione istituzionale) non deve essere scoperto. E’ noto da diversi anni, si chiama DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA (DP, da non confondere con il suo contrario, PD), ma si scontra con la sindrome Mosé, tuttora prevalente anche negli ambienti che a parole si proclamano alfieri e promotori di essa. Segno che invece il suo effettivo contenuto o non è conosciuto, o è soffocato dalla forza prevalente, a livello psicologico, della sindrome Mosé, cavallo di Troia (trojan) veicolo dell’egemonia culturale dell’avversario anche nelle menti “alternative”.

La trasformazione del popolo da oggetto passivo, manipolato e mobilitabile contro sé stesso, in soggetto consapevole è l’unica vera alternativa antisistema. Qualunque altro punto programmatico è riassorbibile, neutralizzabile o addirittura passibile di essere trasformato in un fattore di ringiovanimento e di rafforzamento del sistema stesso.

Il sistema lo sa e l’irruzione del popolo è ciò che più teme. Le rappresentanze si comprano, la realtà rappresentata no. Per l’oligarchia attualmente al potere il popolo è l’unico vero, irrimediabile pericolo. Questo spiega la ferocia rabbiosa della reazione delle élite europee al referendum greco, ferocia che ha stupito il mondo per la sua sproprorzione e apparente irrazionalità.

Dall’altra parte solo la sindrome Mosé[4] può spiegare il comportamento di Tsipras e dei suoi tre compari. Quattro persone si sono assunte la responsabilità, utilizzando i poteri messi a disposizione da questo sistema politico funzionale al capitalismo, di rovesciare il verdetto di un popolo che aveva trovato il coraggio, sebbene stremato da 5 anni di austerità, e terrorizzato da una martellante propaganda terroristica, di opporsi alla trojka, con un atto di fiducia in sé stesso e nelle proprie potenzialità che sono già qualcosa di più di un inizio di consapevolezza e di organizzazione.

Qui vedo realizzato, nella sua apparente “irragionevolezza”, il seme del futuro. La “ragionevolezza” invocata dalle persone “pratiche” è la logica sistemica dell’esistente. Solo la forza del popolo, quando sia organizzato, partecipe e perciò libero, può aprire nuove vie, stabilire una nuova ragionevolezza, aprendo i nostro occhi di gattini ciechi, tanto assuefatti al buio da chiamarlo luce.

A ciascuno il compito, nella propria realtà, di trasformare i principi strategici in percorsi operativi.

Attac Italia ha lanciato il percorso “Riprendiamoci il Comune”. Da altri soggetti verranno altre proposte. Proviamo a far prevalere la critica sulla polemica, la collaborazione sulla competizione, in nome di quei valori che ci uniscono e costituiscono la motivazione profonda del nostro agire.

Un abbraccio e un arrivederci

Pino

[1]      leggibile qui: http://www.badiale-tringali.it/2015/07/lettera-aperta-agli-amici-sonnambuli.html

[2]     Marco Bertorello, Un piano B per cambiare, Il Manifesto, 25 luglio 2015.

[3]     Non per un preconcetto ideologico, ma perché sarebbe facile dimostrare che questo “sistema” non può né rimediare al deficit e debito ecologico, né ridurre le disuguaglianze sociali, ed è perciò destinato a una inevitabile implosione. L’unica incertezza riguarda il prezzo che l’umanità dovrà pagare.

[4]     C’è però una differenza. Mosè trova il popolo che adora il vitello d’oro, lo riprovera e distrugge l’idolo. Lascio al lettore indovinare la differenza rispetto a Tsipras & C.

Grecia: una sconfitta che ci riguarda.

di  Marco Bersani (Attac Italia)

UNA SCONFITTA CHE CI RIGUARDA

Una netta sconfitta, senza se e senza ma. Chiunque abbia sostenuto con passione, empatia, solidarietà e intensità la durissima lotta del popolo greco e del governo di Siryza di fronte all’oligarchia che detta legge nell’Unione Europea credo debba con altrettanto coraggio, amarezza e rabbia prenderne atto. E’ anche l’unico modo per ripartire con nuove consapevolezze.Marco Bersani

Il “Memorandum” –di questo si tratta- è una nuova pesantissima gabbia alla sovranità del popolo greco nonché la prosecuzione del massacro sociale di un popolo stremato, ma mai domo, di cui si è voluta colpire la dignità, dimensione non monetizzabile, sconosciuta e pertanto temuta dai tecnocrati europei.

Occorre guardare in faccia alla realtà: il cosiddetto accordo prevede un avanzo di bilancio del 3,5% crescente in un paese che ha visto il suo Pil crollare del 25% in cinque anni (l’equivalente del crollo del Pil della Germania durante la seconda guerra mondiale); il ritiro delle leggi per l’occupazione approvate e la totale liberalizzazione del mercato del lavoro, con la possibilità dei licenziamenti collettivi; la costituzionalizzazione del fiscal compact e del pareggio di bilancio, l’aumento dell’IVA e il taglio delle pensioni, l’incredibile messa a garanzia di 50 miliardi di beni pubblici da privatizzare ( i cui primi 25 miliardi andranno direttamente alle banche e i secondi verranno divisi tra riduzione del debito pubblico e investimenti).

Il tutto con il rientro a pieno titolo della Troika che detterà l’agenda legislativa del governo greco e

l’esclusione netta di ogni ipotesi di taglio nominale del debito, unica possibilità di allentare il nodo scorsoio che strozza – e continuerà a strozzare- il popolo greco.

L’accordo è incommensurabilmente peggiore di quello proposto dal Presidente della Commissione Europea Juncker e giustamente respinto dal popolo greco nel referendum.

“Not with tanks, but with banks” (Non con i carri armati, ma con le banche), così dicono giustamente in Grecia per indicare quello che è stato un vero colpo di stato e che disvela, forse per la prima volta in maniera così netta, la natura dell’attuale Unione Europea.

Un’Unione Europea che non solo è ademocratica, ma considera come nemico assoluto la democrazia: la parola data al popolo greco da parte del governo di Siryza è stata considerata un’intollerabile provocazione a cui rispondere con la vendetta più feroce possibile.

Un’Unione Europea che ha fatto degli interessi dei grandi capitali finanziari e del loro bisogno di espandersi sull’economia, la società, la natura, mercificando l’intera vita delle persone, il vero timone della propria politica, costruita trattato dopo trattato e alimentata con la trappola/shock del debito pubblico per soggiogare le popolazioni attraverso l’austerità.

Un’Unione Europea che si prepara a cristallizzare queste politiche rendendole “oggettive” e “indiscutibili” attraverso il TTIP, il trattato finalizzato a realizzare l’area di libero commercio più grande del pianeta al completo servizio delle multinazionali europee e statunitensi.

Anche su questo occorre un nuovo coraggio: un’Unione Europea che alimenta una guerra militare dentro i propri confini, che non riesce a dare una risposta di civiltà a 75 migranti appesi da più di un mese ad una scogliera a Ventimiglia, che risponde con la dittatura finanziaria ad un popolo che rivendica dignità è un’Unione Europea irriformabile.

Non si tratta banalmente di rispolverare il tema euro/no euro (a mio avviso un’arma di distrazione di massa), né di dimenticare l’orizzonte europeo come dimensione politica, sociale e culturale: si tratta di dire a chiare lettere che, proprio per conquistare quella dimensione, questa Unione Europea va combattuta alle radici, aprendo una battaglia diretta per il ripudio del trattato di Maastricht e successivi, per l’abolizione del debito e per un nuovo processo costituente europeo, partendo non più dall’”Europa dei popoli” ma dai “popoli dell’Europa”. Una battaglia che non può avere scorciatoie sovraniste e/o nazionaliste, ma che deve investire l’intera dimensione continentale, prefiggendosi da subito l’obiettivo di definanziarizzare la società, rivendicando, contro chi parla di pareggio di bilancio finanziario, la priorità del pareggio di bilancio sociale e ambientale, contro chi parla di deficit della bilancia commerciale, la priorità della chiusura del deficit di diritti in cui vive la maggioranza delle popolazioni. E pretendendo da subito democrazia.

A partire dal popolo greco, cui credo vada ridata subito la parola sul proprio futuro.

Marco Bersani (Attac Italia)

 

Nato e TTIP: alleanza militare ed alleanza economica. Due facce della stessa medaglia?

NATO E TTIP

MARTEDI’ 14 LUGLIO ORE 18 SAL. SAN LEONARDO 25R  INCONTRO SU NATO E TTIP discutiamo del nesso tra geopolitica, potenza militare, guerra ed economia. TTIP passa al Parlamento europeo: cosa cambia? Con Giuseppe Padovano, Pandora Tv, Coord. Naz. NO NATO Promosso da Alternativa e Attac Genova

Intervento di Marco Bersani a conclusione dell’Università genovese di Attac “Riprendiamoci il comune”

4° e ultimo giorno del seminario dell’Università (genovese) di Attac: – verso il forum territoriale “riprendiamoci il Comune”-

Intervento di Marco Bersani a conclusione del 4°  e ultimo giorno di  confronto e di elaborazione collettiva che ha raccolto nelle varie giornate i contributi delle realtà territoriali genovesi con l’obiettivo della costruzione di una piattaforma per la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dello stesso

 

 

 

Il granello di sabbia n° 18: “Fermate il mondo, voglio scendere”

il_granello_di_sabbia_aprile_2015

Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia, “Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

Editoriale:

Fermate il mondo. Voglio scendere! di Vittorio Lovera Attac Italia

Il senso della Grecia per l’Europa di Alfonso Gianni

Grecia: perchè non bisogna pagare il debito di Chiara Filoni

Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia di Roberto Musacchio

Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte di Monica Di Sisto

Da “Je suis Charlie” a shock economy di Raphael Pepel

Il fallimento della finanza di Andrea Baranes 

Il nuovo ruolo politico della BCE di Roberto Errico

TTIP una battaglia che si può vincere di Marco Bersani

Appello 18A La strisciante privatizzazione della sanità di Antonio De Lellis

RUBRICHE

Auditoria del debito Il Popolo Vive di Antonio De Lellis

Democrazia partecipativa Geopolitica della partecipazione di Pino Cosentino

Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità di Pino Cosentino

il fatto del mese Guardare l’Europa per capire l’Italia di Marco Schiaffino

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: