Linee guide per l’azione di Attac Italia

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 LINEE GUIDA PER L’AZIONE DI ATTAC ITALIA

Le linee guida qui sotto proposte hanno l’obiettivo di definire i temi, gli obiettivi e i percorsi su cui l’associazione intende agire a livello locale e nazionale nel prossimo futuro.

 

Premessa 

Il modello capitalistico nella sua fase della finanziarizzazione spinta ha la necessità di estendere il dominio della finanza non solo sull’economia reale, ma sull’intera società, la vita delle persone, la natura.

L’obiettivo è mettere sul mercato anche le sfere che sino a pochi anni fa ne erano escluse o quantomeno regolate: dai diritti del lavoro ai beni comuni, dai servizi pubblici all’ambiente.

Per raggiungere l’obiettivo, i vincoli finanziari che, da Maastricht in avanti, permeano l’azione dell’Unione Europea, e la narrazione ideologica del debito pubblico sono necessari per proseguire e approfondire le politiche di austerità, precarizzazione e privatizzazione.

In questo quadro, anche la democrazia a tutti i livelli – locale, parlamentare ed europeo- già in verticale crisi per la dislocazione dei poteri, sempre più fuori dalle sedi elettive, necessita di una torsione autoritaria, che, dai trattati di libero commercio internazionali alle riforme nazionali, sancisca il primato della redditività e dei profitti su reddito, diritti, servizi pubblici e beni comuni.

Si tratta di un processo globale di accaparramento delle risorse a favore di pochi e contro i diritti di tutti, come da tempo evidenziano le criminali politiche di respingimento dei migranti, le politiche di guerra permanente, e la diffusione del razzismo indotto dalle politiche emergenziali e securitarie.

De-finanziarizzare la società 

In questo quadro, una prima linea d’azione di Attac Italia dev’essere orientata alla

de-finanziarizzazione della società e alla de-mercificazione della vita, partendo dalla resistenza a tutti i livelli all’espansione degli interessi finanziari per arrivare alla sottrazione al mercato e conseguente riappropriazione di sempre più ampie sfere sociali e di produzione.

De-finanziarizzare la società significa in primo luogo demistificare la trappola ideologica del debito pubblico, combattere la dittatura dei sistemi bancari e finanziari, opporsi alle privatizzazioni per affermare il primato dell’interesse generale su quello individuale, della politica collettiva sull’economia, del paradigma dei beni comuni sul pensiero unico del mercato. 

azioni concrete

livello internazionale

  1. a) la lotta a tutti i trattati di libero commercio variamente definiti e, nello specifico, per fermare Ttip, Ceta e Tisa;
  2. b) la lotta contro i vincoli finanziari introdotti da Maastricht in avanti (patto di stabilità, pareggio di bilancio e fiscal compact);
  3. c) il controllo dei movimenti di capitale attraverso la campagna 005 per l’introduzione della FTT (Financial Transaction Tax); 

livello nazionale

  1. a) l’avvio di una campagna per la verità sul debito pubblico del Paese e l’istituzione di una Commissione d’indagine indipendente per il non pagamento del debito illegittimo; a questo proposito, la nascita di Cadtm Italia -di cui Attac Italia è fra i promotori – può permettere l’avvio di un processo di demistificazione dell’ideologia del debito e la costruzione di un sapere sociale che produca la massa critica necessaria;
  2. b) l’avvio di una campagna per la socializzazione del sistema bancario e finanziario, sottraendo la ricchezza sociale e la finanza agli interessi di pochi e restituendole all’interesse collettivo; a questo proposito, la campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, avviata da tempo, va rilanciata e costruita come obiettivo prioritario;
  3. c) la lotta a tutte le privatizzazioni dei beni comuni e dei servizi pubblici e per la loro riappropriazione sociale attraverso una gestione partecipativa delle comunità locali;

livello locale

  1. a) l’avvio dell’audit indipendente sui bilanci comunali e sulla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici, come forma di riappropriazione del sapere sociale e strumento di lotta contro i vincoli finanziari e la trappola del debito, che giustifica le privatizzazioni.
  2. Riappropriarsi della democrazia

Il binomio capitalismo-democrazia formale, nell’attuale fase di finanziarizzazione spinta dimostra tutta la sua contingenza e la politica di espropriazione necessaria al modello liberista considera ormai un ostacolo qualsiasi spazio di democrazia.

La separatezza tra la politica istituzionale e la società, nata dalla ribellione culturale contro la casta, rischia di essere funzionale alla stessa, che oggi può perseguire, grazie alla disaffezione sociale, la strada dell’oligarchia al servizio dei grandi interessi finanziari.

Il contributo che Attac Italia può dare a questo processo va nella direzione di una battaglia culturale per “la socializzazione della politica” e per “la politicizzazione della società”; ovvero da una parte la lotta per la riappropriazione di ogni spazio di democrazia diretta e dal basso e dall’altra l’azione per un salto culturale, sistemico e di qualità, delle lotte dei movimenti sociali.

azioni concrete 

livello nazionale

  1. a) in direzione della riappropriazione della democrazia, Attac Italia, dopo l’importantissima vittoria del “NO” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ritiene fondamentale l’avvio di un percorso politico e culturale per spingere, nel campo della democrazia rappresentativa, il ritorno al sistema proporzionale e, nel campo della democrazia diretta, alla forte espansione di tutti gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini (referendum, leggi d’iniziativa popolare etc.);

livello locale

  • a) il tema della riappropriazione sociale dei beni comuni, dei servizi pubblici e della ricchezza sociale diviene dirimente: da questo punto di vista, il bilancio partecipativo è l’obiettivo locale su cui puntare per aprire lo spazio della democrazia partecipativa, come premessa necessaria per ogni sperimentazione di autogoverno sociale e di autodeterminazione territoriale. 
  • Riprendiamoci il comune 

La necessità di un approccio sistemico alla crisi del modello liberista comporta come prioritaria la focalizzazione sulla dimensione territoriale, per almeno due motivi: il primo è legato al fatto di come siano proprio i Comuni e le comunità territoriali uno dei luoghi di precipitazione della crisi, perché è sulla ricchezza sociale delle stesse (territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi pubblici) che si gioca la partita della loro messa sul mercato; in secondo luogo, la dimensione delle comunità territoriali è quella che permette con più facilità l’assunzione di una visione sistemica di riappropriazione sociale e la possibilità di una inversione di rotta verso un modello di città e di territorio, basato sulla riappropriazione dei beni comuni, su una nuova finanza pubblica e sociale, su una nuova economia sociale territoriale, sulla democrazia partecipativa. 

azioni concrete 

Il percorso promosso da Attac Italia e denominato “Riprendiamoci il Comune” -da declinare sia nel senso del luogo (città, Comuni e territori), sia nel senso del “comune” come percorso di autogoverno dal basso che contrasti ogni privatizzazione e superi in avanti le difficoltà del “pubblico”- trova conferma in diverse esperienze neo-municipaliste che si stanno già muovendo in diverse realtà e che vedono i comitati locali di Attac attivi dentro le stesse (pensiamo a “Decide Roma”, a “Massa Critica” di Napoli, ma anche al percorso di Genova e alle sperimentazioni in atto in diverse città).

In questo senso, Attac Italia ha la necessità di approfondire e diffondere il percorso “Riprendiamoci il Comune” in ogni realtà in cui è attiva, a partire da alcuni punti di azione definiti:

  • l’avvio dell’audit del debito e della finanza locale;
  • il bilancio partecipativo;
  • la produzione di una carta dei beni comuni urbani;
  • la riappropriazione dei beni comuni e dei servizi pubblici come istituzioni sociali della comunità territoriale;
  • l’avvio di pratiche per una nuova economia territoriale socialmente ed ecologicamente orientata;
  • l’espansione delle forme di democrazia partecipativa dal basso e di autogoverno socialeed ecologicamente orientatoI cambiamenti climatici in corso, la drammatica diseguaglianza sociale a livello planetario, le guerre e i conflitti permanenti, le migrazioni di massa impongono ormai un radicale cambiamento di rotta: il modello capitalistico va abbandonato, mentre diviene urgente la costruzione di un altro modello economico che sia socialmente ed ecologicamente orientato. Va posta con forza la questione del lavoro e della produzione: se oggi il lavoro è orientato allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna e dell’uomo sulla natura, occorre riporre il tema del “cosa”, “come” e “per chi” produrre, aprendo la strada alla drastica riduzione del tempo di lavoro, alla redistribuzione sociale del lavoro necessario, e al diritto ad un reddito universale di esistenza.Va posta infine la questione delle risorse necessarie per questa radicale trasformazione sociale. La risposta si trova in un dato del recente studio (Oxfam, 2016) sulla distribuzione della ricchezza nel mondo: le 8 persone più ricche del pianeta dispongono ad oggi di un patrimonio equivalente alla ricchezza totale posseduta da 3,6 miliardi di persone, ovvero la metà più povera del pianeta stesso.  Il prossimo passo dovrà dunque essere quello di delineare collettivamente su ogni punto toccato qual è lo stato dell’arte e quali sono le tappe di formazione, sensibilizzazione e mobilitazione. ATTAC

 ITALIA Febbraio 2017

 Quanto sopra delineato costituisce il telaio delle linee guida per l’azione di Attac a livello nazionale e locale. Alcuni punti e campagne fanno già parte del lavoro che Attac quotidianamente mette in campo, altri sono riflessioni su cui avviare l’autoformazione orientata all’azione.

Conclusioni

Va posta inoltre la questione della territorializzazione dell’economia, secondo il principio per cui “tutto quello che può essere prodotto e autoprodotto in un dato territorio, lì deve essere realizzato”, consentendo progressivi percorsi di auto-organizzazione sociale ed economica.

In questo senso, la riappropriazione collettiva della ricchezza sociale e la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia sono strettamente connesse e divengono l’unica possibilità per un futuro degno per tutte e tutti.

  1. Un modello economico socialmente ed ecologicamente orientato

I cambiamenti climatici in corso, la drammatica diseguaglianza sociale a livello planetario, le guerre e i conflitti permanenti, le migrazioni di massa impongono ormai un radicale cambiamento di rotta: il modello capitalistico va abbandonato, mentre diviene urgente la costruzione di un altro modello economico che sia socialmente ed ecologicamente orientato.

In questo senso, la riappropriazione collettiva della ricchezza sociale e la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia sono strettamente connesse e divengono l’unica possibilità per un futuro degno per tutte e tutti.

Va posta con forza la questione del lavoro e della produzione: se oggi il lavoro è orientato allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna e dell’uomo sulla natura, occorre riporre il tema del “cosa”, “come” e “per chi” produrre, aprendo la strada alla drastica riduzione del tempo di lavoro, alla redistribuzione sociale del lavoro necessario, e al diritto ad un reddito universale di esistenza.

Va posta inoltre la questione della territorializzazione dell’economia, secondo il principio per cui “tutto quello che può essere prodotto e autoprodotto in un dato territorio, lì deve essere realizzato”, consentendo progressivi percorsi di auto-organizzazione sociale ed economica.

Va posta infine la questione delle risorse necessarie per questa radicale trasformazione sociale. La risposta si trova in un dato del recente studio (Oxfam, 2016) sulla distribuzione della ricchezza nel mondo: le 8 persone più ricche del pianeta dispongono ad oggi di un patrimonio equivalente alla ricchezza totale posseduta da 3,6 miliardi di persone, ovvero la metà più povera del pianeta stesso.

Conclusioni

Quanto sopra delineato costituisce il telaio delle linee guida per l’azione di Attac a livello nazionale e locale. Alcuni punti e campagne fanno già parte del lavoro che Attac quotidianamente mette in campo, altri sono riflessioni su cui avviare l’autoformazione orientata all’azione.

Il prossimo passo dovrà dunque essere quello di delineare collettivamente su ogni punto toccato qual è lo stato dell’arte e quali sono le tappe di formazione, sensibilizzazione e mobilitazione.

ATTAC ITALIA

 

 

 

 

 

 

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Riceviamo e pubblichiamo: NO ALL’AGGREGAZIONE DI AMIU CON IREN NO AL MONOPOLIO PRIVATO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI

NO ALL’AGGREGAZIONE DI AMIU CON IREN NO AL MONOPOLIO PRIVATO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI   iren-amiu

SI AL PIANO METROPOLITANO PER IL RECUPERO DELLA MATERIA

 

La giunta Doria ha deliberato l’aggregazione di AMIU con IREN.

IREN è ben conosciuta dai cittadini genovesi per la gestione dell’acqua. Da quando l’acqua è gestita da IREN:

 

  • le tariffe sono aumentate mediamente del 5% oltre l’inflazione

  • esplodono continuamente le tubazioni per assenza di manutenzioneI suoi amministratori fanno gli imprenditori con i nostri soldi: peccato che abbiano buttato via 900 milioni di Euro nel rigassificatore di Livorno, impianto che non andrà mai in funzione, indebitandosi con le banche: tanto pagheremo noi con le tariffe dell’acqua ed ora della spazzatura. 
  • Con questa aggregazione:
  • A questa società il Comune vuol cedere AMIU e le prime mosse non fanno ben sperare: IREN pretende di ripianare i costi di risanamento di Scarpino in 10 anni invece che in 30: aspettiamoci un bell’innalzamento della TARI.
  • Però IREN fa felici i suoi azionisti regalando loro utili pari al 23% del fatturato: soldi sottratti alle manutenzioni ed alle tasche dei cittadini!
  • si crea un monopolio di fatto, gestito da una società privata. Poco importa se IREN è a maggioranza pubblica: si comporta da società privata come si evidenzia nella sua gestione delle acque: alte tariffe, alti profitti e nessuna manutenzione perchè essendo quotata in borsa deve rispondere a logiche di mercato e non di servizio ai cittadini

  • avremo un aumento della TARI al 6% già da questo anno per l’aver contratto da 30 a 10 anni l’ammortamento dei costi per il risanamento della discarica di Scarpino. A questo proposito sia nel piano industriale AMIU del 2014 che nell’accordo sindacale del 29-7-16 si prevedeva la ricerca di altre fonti di finanziamento, tentativi che non sono stati esperiti.

  • la governance dell’azienda è totalmente in mano all’Amministratore Delegato di nomina IREN, mentre il Presidente, di nomina Comunale, ha compiti poco più che simbolici

  • nelle linee guida proposte per il piano dei rifiuti si prospetta la realizzazione degli impianti di selezione entro il 2018, ma per l’impianto di digestione anaerobica e successiva produzione di biometano “si valuterà” la capacità di trattamento di impianti esistenti. Come dire che l’impianto che può produrre utili dalla vendita del metano non viene fatto a Genova.

CONTRO QUESTA DELIBERA PRESIDIO DAVANTI A TURSI

MARTEDI 31, ORE 15,00 E MERCOLEDI 1 ORE 9,00

Coordinamento Ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti (GCR)

Comitato Genovese Acqua Bene Comune

Stampato in proprio

Genova 4 ott 2016 “Il Regolamento relativo alla partecipazione dei cittadini è stato approvato”

cittadini

COMUNICATO STAMPA

Il raggio di sole della partecipazione

Il Regolamento relativo alla partecipazione dei cittadini che è stato approvato il 4 ottobre scorso dal Consiglio Comunale della nostra città è un raggio di sole che squarcia le nuvole grigie della politica con la “p” minuscola. Erano ben 16 anni che i cittadini genovesi aspettavano queste regole di democrazia. Il merito è del Comitato per le Delibere di Iniziativa Popolare, costituito da singoli cittadini e da una ventina di associazioni, gruppi e sindacati.

Per un esame approfondito dei contenuti del regolamento va considerato che la Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare è stato previsto dal Legislatore come uno strumento di collaborazione dei cittadini con le istituzioni.

Se si legge il regolamento approvato con questa ottica si stenta ad intravvedere la volontà di incoraggiare la collaborazione tra cittadini ed istituzioni.

In particolare ci sono tre punti critici che sembrano confliggere con lo spirito di collaborazione:

  • le procedure di ammissione;
  • l’autenticazione delle firme;
  • tempo limite per la raccolta delle firme.L’autenticazione delle firme è un obbligo inutile, ma per gli organizzatori di una proposta di delibera molto oneroso anche economicamente.Con l’attivazione di questo Regolamento è auspicabile che ora si passi alla discussione in Consiglio delle tre Proposte di Delibera Comunale su cui il Comitato ha già raccolto le firme necessarie e che, sinteticamente, riguardano la Trasparenza amministrativa, i Servizi Pubblici Locali, e il Servizio Idrico Integrato (acqua bene comune). Ci auguriamo che vengano approvate, ma già il fatto che vengano discusse in Consiglio sarebbe un passo avanti di enorme significato civile e politico.
  • In questo periodo storico in cui il mondo parla soltanto di economia o, peggio, di finanza, ci sono ancora cittadini che si battono per il valore della partecipazione nelle scelte amministrative e politiche che riguardano da vicino la vita quotidiana di ciascuno di noi.
  • Il tempo limite di 3 mesi entro i quali occorre raccogliere le firme non sembra testimoniare la volontà di incoraggiare la collaborazione dei cittadini con le istituzioni.
  • La procedura per l’ammissione delle delibere non prevede nessuna trattativa con la Segreteria Comunale per aiutare i cittadini a formulare in termini giuridicamente corretti la questione che vorrebbero sottoporre al Consiglio Comunale; il compito della Segreteria è solo quello di giudicare e poi emettere la sentenza. Sembrerebbe invece ragionevole che eventuali errori formali venissero segnalate ai proponenti, per dare loro modo di correggerli.

COMITATO ACQUA BENE COMUNE DI GENOVA

MEDICI PER L’AMBIENTE – LIGURIA

ATTAC – GENOVA

COMITATO CONTRO LA CEMENTIFICZIONE DI TERRALBA

COMITATO PROTEZIONE BOSCO PELATO

ASSOCIAZIONE AMICI DI PONTE CARREGA

GESTIONE CORRETTA RIFIUTI – GENOVA

ASSOCIAZIONE COMITATO ACQUASOLA

GRUPPO PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’EX MERCATO DI CORSO SARDEGNA

O.R.SA AUTOFERRO-TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

CUB TRASPORTI-GENOVA

USB GENOVA

CONFEDERAZIONE COBAS

GRUPPO LAVORATORI AMIU

 

Il granello di sabbia di settembre ottobre 2016 – Chi è in debito con chi?-

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clicca qui o sull’immagine per scaricare il pdf dal blog di Attac Italia.

In questo numero:

Indice

Editoriale: “C’è futuro solo fuori dal debito”

di Vittorio Lovera

Debito: Vogliamo parlarne?

di Marco Bersani |  Invito all’università estiva di Attac Italia, Roma, 16-18 settembre 2016

CADTM (Comitato per l’annullamento del debito illegittimo)

intervista di Milena Rampoldi a Jérôme Duval

L’audit civico del debito: come e perchè?

di Damien Millet e Eric Toussaint

Genova 19 Luglio 2016: Convegno Internazionale verso L’Annullamento del Debito Illegittimo “Dal G8 di Genova alla Laudato sì. Il Giubileo del Debito”

di Antonio De Lellis (Attac Italia, Pax Christi)

La Carta di Genova, verso l’annullamento del Debito Illegittimo, e l’ appello per aderire al Comitato Italiano per l’annullamento del debito illegittimo – CADTM Italia

di Vittorio Lovera

Annulliamo il debito illegittimo

di Alex Zanotelli

Economia a debito e l’insostenibilità dei debiti sovrani

di Guido Viale

Il debito come paradigma dell’economia

di Marco Bertorello

Dal debito del Sud al debito sovrano

di Matteo Bortolon

Finanza pubblica e derivati

di Andrea Baranes

La propaganda sul debito

di Giulio Marcon

Il Giubileo del debito

di Francesca Delfino (Pax Christi)

Presentazione al libro: “L’ Alternativa all’Europa del Debito”

di Vittorio Lovera

Roma: Lettera aperta a Virginia Raggi

DecideRoma – Decide la città

Il debito come priorità dell’agenda politica

di Vincenzo Benessere (Massacritica Napoli)

Catania in bancarotta

di Matteo Iannitti (Catania Bene Comune)

Rubriche:

Il fatto del mese

Continuiamo a contrastare il “Trattato Nosferatu”

di Marco Schiaffino

Democrazia Partecipativa

Il nuovo Statuto di Vignola: un inno alla democrazia

di Pino Cosentino

Elogio dell’antipolitica

di Pino Cosentino

Migranti

Che ne è delle frontiere in Europa

di Giuseppe Campesi, Università di Bari

Convegno internazionale: il secolo dei rifugiati ambientali?

di Guido Viale

Debito: vogliamo parlarne? Invito all’università estiva di Attac Italia, Roma, 16-18 settembre 2016

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da: Attac Italia

DEBITO: VOGLIAMO PARLARNE?

Invito all’università estiva di Attac Italia, Roma, 16-18 settembre 2016

 

Nel 2015, secondo l’Istat, le famiglie che in Italia vivevano in povertà assoluta sono diventate 1 milione e 582 mila, pari a 4 milioni e 598 mila persone, il numero più alto dal 2005.

Sempre nel 2015, una ricerca Censis-Rbm calcola in oltre 11 milioni (coinvolto il 43% delle famiglie italiane) le persone che hanno dovuto rinviare o rinunciare a cure mediche adeguate, a causa delle difficoltà economiche.

Nel medesimo anno, come in tutti gli anni precedenti, lo Stato ha pagato 85 miliardi di euro solo per gli interessi sul debito pubblico.

C’è connessione fra queste cifre? Chi dice di no non ha mai fatto parte né della categoria della povertà assoluta, né di quella che fatica a curarsi adeguatamente. E’ per questo che considera il debito pubblico italiano come essenzialmente dovuto alla dissennatezza collettiva dell’aver vissuto per anni “al di sopra delle proprie possibilità” e trova ora normale doverne pagare lo scotto (interessi compresi), sapendo che ricadrà su ben precise fasce di popolazione.

Ma è andata davvero così? Naturalmente no e pochi dati bastano a dimostrarlo.

Negli ultimi 20 anni, il bilancio dello Stato si è chiuso in avanzo primario (rapporto fra entrate e uscite) per ben 18 volte e la parte dei cittadini che ha sempre pagato le tasse ha versato allo Stato almeno 700 miliardi di euro in più di quello che ha ricevuto sotto forma di beni e servizi.

Come mai allora il nostro debito continua a veleggiare oltre i 2.200 miliardi di euro? Perché dal divorzio fra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, e la conseguente fine della copertura “in ultima istanza” da parte di quest’ultima dei prestiti emessi dallo Stato, gli interessi da pagare sul debito sono saliti alle stelle, tanto che ad oggi abbiamo già collettivamente pagato oltre 3.000 miliardi di interessi su un debito che continua a salire e che auto-alimenta la catena, ingabbiando la vita e i diritti di tutti.

La spesa per interessi è pari a oltre il 5% del Pil e rappresenta la terza voce di spesa dopo la previdenza e la sanità. Se a tutto questo aggiungiamo il fiscal compact, ovvero l’impegno preso in sede europea a riportare il rapporto debito/Pil dall’attuale 130% al 60% nei prossimi venti anni, con un taglio conseguente della spesa pubblica di circa 50 miliardi/anno, il quadro della trappola diviene evidente: il debito serve a trasferire risorse dal lavoro al capitale e a consegnare ai grandi interessi finanziari, attraverso alienazione del patrimonio pubblico e privatizzazioni, tutto ciò che ci appartiene.

E la sottrazione di democrazia messa in campo con la riforma costituzionale, sulla quale si voterà in autunno, rappresenta solo il tentativo di approfittare della crisi per approfondire le politiche liberiste, sostituendo la discussione democratica con l’obbligo alle stesse e il necessario consenso con la collettiva rassegnazione.

La trappola del debito diviene ancor più evidente se poniamo l’attenzione sugli enti locali e le comunità territoriali, ormai giunti al collasso finanziario, grazie al combinato disposto di patto di stabilità (e pareggio di bilancio), tagli ai trasferimenti e spending review: quanti sanno infatti che, nonostante il contributo degli enti locali al debito pubblico italiano sia pari solo al 2,4%, sugli stessi si sia scaricata la maggior parte delle misure, al punto che dal 2008 i tagli delle risorse a loro disposizione siano passati da 1.650 a 15.500 miliardi (+900%) ?

Di fronte a questi dati, possiamo continuare a dire che il debito è ineluttabile e a considerare gli interessi sullo stesso normale parte del contratto stipulato?

Possiamo continuare a pensare che il debito, in quanto colpa, va saldato e trovare normale che a quella cultura si educhino intere generazioni già nella scuola, con la trasformazione dei giudizi sull’apprendimento in “debiti” e “crediti”?

Crediamo di no e, a sostegno d questa tesi, basta leggersi l’art. 103 della Carta dell’Onu, quando pone l’obbligo di ogni Stato a garantire pace, coesione e sviluppo sociale sopra ogni altro e qualsivoglia impegno contratto dallo stesso.

Del resto, qualcuno può ritenere sostenibile mantenere un debito, che oltre allo stesso, comporti la sottrazione annuale di 135 miliardi di euro di risorse collettive, per pagarne gli interessi e per adempiere al fiscal compact?

Da che mondo è mondo, non si è mai visto un creditore anelare al pagamento del debito. L’usuraio teme due soli eventi nella sua “professione”: la morte del debitore e il saldo del debito, perché, in entrambi i casi, perderebbe la fonte periodica del suo sostentamento –gli interessi- e la possibilità di dominio sull’altro e sulle sue scelte in merito ai suoi averi e proprietà (nel caso degli Stati, i beni comuni).

Ecco perché il debito deve smettere di essere un tabù e deve divenire parte concreta delle battaglie per un altro modello sociale. Se il debito è oggi agitato come “lo shock per far diventare politicamente inevitabile, ciò che è socialmente inaccettabile” (Milton Friedman), occorre che le popolazioni passino dal panico prodotto dallo shock –che comporta paralisi, ripiegamento individuale e adesione alla narrazione dominante- alla sana pre-occupazione, ovvero alla capacità collettiva di iniziare ad occuparsi di sé, della collettività e del comune destino.

Rifiutando la trappola del debito e rivendicando a tutti i livelli –locale, nazionale e internazionale- la necessità di un’indagine indipendente e partecipativa che sveli quanta parte del debito è illegittima e quanta parte è odiosa –dunque da non pagare- e che affronti, partendo dall’incomprimibilità dei diritti individuali e sociali, tempi e modi del pagamento dell’eventuale restante parte legittima.

Di tutto questo se ne discuterà all’università estiva di Attac Italia, a Roma dal 16 al 18 settembre, in una serie di seminari che, partendo dal debito internazionale (con la presenza di Eric Toussaint del Cadtm), arriverà a mettere a confronto le nuove esperienze di movimento e istituzionali nelle “città ribelli” di Barcellona, Napoli e Roma.

Università estiva di Attac Italia – Programma

Università estiva di Attac Italia – costi, prenotazioni, come raggiungere il posto, suggerimenti per alloggiare

Un’occasione per liberare il presente e riappropriarci del futuro.

A questo indirizzo: http://www.italia.attac.org/index.php/granello-di-sabbia/10408-anticipazioni-del-prossimo-numero-del-granello-chi-e-in-debito-con-chi  gli articoli del Granello di sabbia dedicati al Debito.

 

Chi è in debito con chi? Università estiva di Attac Italia

Il titolo di quest’anno è “Chi è in debito con chi?” e il tema sarà quello del debito, sia nei suoi aspetti macro e internazionali, sia nei suoi aspetti locali, cittadini e metropolitani.

Bentornata Acquasola “due”

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Per la prima volta a Genova la proiezione del film “I Vajont”, film-inchiesta sui disastri ambientali che hanno segnato l’Italia.

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Comunicato stampa

 

Per la prima volta a Genova la proiezione del film “I Vajont”, film-inchiesta sui disastri ambientali che hanno segnato l’Italia. 

Giovedì 9 giugno, alle ore 20,30 a Palazzo Ducale presso la sala del Minor Consiglio si terrà la proiezione del film – inchiesta “I Vajont”.

Saranno presenti in sala le registe del film Maura Crudeli e Lucia Vastano, oltre a Valerio Gennaro di Medici per l’Ambiente e Adele Chiello Tusa, madre di Giuseppe Tusa, vittima del crollo della torre Piloti di Genova, che risponderanno, dopo il film, alle domande della giornalista Teresa Tacchella.

Il film – inchiesta è una produzione indipendente, ideato e scritto dalla giornalista e regista Lucia Vastano, girato da Maura Crudeli e Federico Alotto con il sostegno di Medicina Democratica e AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto) e raccoglie le testimonianze delle persone coinvolte in alcuni fra i tanti “Vajont” italiani, i disastri causati dall’uomo che hanno colpito il nostro Paese, storie che si ripetono calpestando valori e dignità delle persone spesso, per non dire sempre, in funzione degli interessi economici.

In circa settanta minuti, gli autori hanno voluto dare voce ai testimoni di alcuni casi che hanno segnato l’Italia e molti cittadini, casi di cui spesso si parla come memoria ma quasi mai questa testimonianza diventa importante monito ed esperienza affinché tali tragedie non si ripetano.

Sullo schermo appositamente allestito, a Palazzo Ducale, scorreranno così le immagini e testimonianze dei fatti: Genova e le 9 vittime causate dal crollo della torre piloti abbattuta da una nave nel porto, Broni e Casale con le loro fabbriche di amianto che hanno decimato la popolazione, Torino e l’incendio dello stabilimento della Thissen – Krupp nel quale morirono 7 operai, Viareggio dove un treno deragliato ha incendiato un intero quartiere uccidendo 32 persone, Paderno Dugnano con i suoi operai morti bruciati della fabbrica Eureco, L’Aquila post-terremoto e la sua “new town” identica al “progetto case” di Maniago dove vennero trasferiti molti abitanti di Erto dopo il crollo della diga del Vajont. Infine, simbolicamente una vicenda più lontana: Bhopal, 3 dicembre 1984, raccontata da Arun Gandhi e Vandana Shiva.

Realtà presto dimenticate o volutamente trascurate da interessi maggiori e che vivono solo grazie all’impegno di pochi giornalisti, videomaker o anche semplici cittadini attivi.

«Ghandi diceva: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi tu vinci….ed è proprio questa la frase che ha ispirato me e Lucia Vastano nella stesura del nostro documentario – spiega Maura Crudeli – raccontare la lotta, le difficoltà, le vittorie e i fallimenti di chi ha cercato verità e giustizia, di chi si è messo contro grandi potentati economici e di chi ha perso un proprio familiare in una tragedia annunciata, dove i valori della salute e della sicurezza sono stati subordinati a quelli del profitto e dell’interesse privato. I Vajont è la voce del post-disastro, la voce che si alza dalle valli, dalle macerie, dal mare e dalle fabbriche d’Italia e del resto del mondo».

La serata del 9 giugno, organizzata con il supporto di Genova Palazzo Ducale – Fondazione per la cultura e Comune di Genova, sarà anche l’occasione per ricordare Luigi Mara fondatore di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, attivista dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, sempre in prima fila nella lotta in difesa della salute in fabbrica e nel territorio.

Sinossi: “Il Vajont è come un fiume dentro il quale ci finiscono tutti i torrenti che raccontano la storia di cosa sia capace l’uomo per profitto, avidità, potere e indifferenza. Nei “Vajont” ci si inciampa sempre e ovunque dal Nord al Sud Italia, la stessa incredibile storia raccontata dalla voce di chi deve lottare per i propri diritti e per chi quei diritti li ha persi per sempre”.

Ufficio stampa: Giulia Danieli 334-9495679 giuliadanieli3@gmail.com Allegati: locandina, curricula delle registe con foto e i link ai trailer del film.

Roma, 7 maggio 2016 – Piazza Del Popolo – Insieme per fermare il TTIP

ROMA, 7 MAGGIO 2016 – PIAZZA DEL POPOLO INSIEME PER FERMARE IL TTIP

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Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e lademocrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza eopacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel qualei profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente.

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti.

In questi tre anni anche in Italia è nata e si è diffusa lacampagna Stop TTIP, costruendo – territorio per territorio – informazione, sensibilizzazione e mobilitazione sociale.

Data la fase in cui sta entrando il negoziato TTIP, è arrivato il momento di costruire, tutte e tutti assieme,un grande appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale e promuovere iniziative di informazione dei cittadini e di approfondimento sulle conseguenze del TTIP con la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.

Tutte e tutti insieme è possibile.

CAMPAGNA STOP TTIP ITALIA

web: http://stop-ttip.italia.net _ facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/ _ twitter: StopTTIP_Italia
email: stopttipitalia@gmail.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le organizzazioni promotrici

AAM Terra Nuova,Abruzzo Social Forum, Adista, ADL Varese, Agices, Aiab, l’Altracittà – giornale di periferia, Altragricoltura, AltragricolturaBio, Altramente, Amici della Terra Versilia, ANS XXI, Arci, Arcs, Associazione Agri.Bio Emilia-Romagna, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Associazione Italia Nicaragua, Associazione La Fierucola APS, Associazione La Goccia, Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Associazione Monastero del Bene Comune, Associazione Politico Culturale LA ROSSA – Lari, Associazione Rurale Italiana, Associazione “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”, Associazione Sonia per un mondo nuovo e giusto, Associazione Utoya- Luoghi di Espressione Politica, A Sud, Attac Grosseto, Attac Italia, Ca’ Mariuccia – Agricoltura Etica, Banca Etica, Cambiamo Messina dal basso, Centro di documentazione e di progetto “don Lorenzo Milani” di Pistoia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, CGIL Camera del Lavoro di Brescia, CGIL Flai Alessandria, CGIL Flc Emilia Romagna, CGIL Funzione Pubblica nazionale, Cipax, Cipsi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Circolo Giordano Bruno – Milano, Circolo Legambiente “Gaia” di Foggia, Civiltà Contadina, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos Ancestrales, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato Bolognese del Forum Salviamo il Paesaggio, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace Rachel Corrie (Valpolcevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione Audit Parma, Comune-Info, Comunità Cristiane di Base – Torino, Comunità delle Piagge – Firenze, Confederazione Cobas, Consorzio CAES, Consorzio della Quarantina, Cooperativa agricola Valli Unite, Cooperativa Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Coordinamento SCI Italia, Cospe, Coordinamento Zero OGM, Costituzione Benicomuni, Difendiamo i Territori Monopoli, Distretto di Economia Solidale Alt(r)oTirreno – Pisa, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche,  Econo)mia:)Felicità – Associazione di Promozione Sociale, EPIC (Economia Per I Cittadini), eQual, Ennenne, Fabbrikando l’Avvenire, Fairwatch, Federazione nazionale Pro Natura, Fiom, Flai CGIL, Fondazione Capta onlus, Fondazione Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica,Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, Fratelli dell’uomo, GAS BioRekk, GAS Filo di Paglia, Global Project, Ibfan Italia, Il Bolscevico, Il Fatto Alimentare, Incontro fra i Popoli Ong, Indipendenti per Cardano, Laboratorio Urbano Reset, LAV, Legambiente, Legambiente circolo Terre di Parchi, Libera, Libera Federazione Donne- Casa delle Donne di Lecce, Libera Tv Lazio, LIDU – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Link – Coordinamento Universitario, Mag 4 Piemonte, Mais, Mani Tese, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Medicina Democratica Onlus, M.I.R. Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Civico Noi ci Siamo – Francavilla Fontana, Movimento Consumatori, Mst-Italia, Movimento Decrescita Felice, Municipio Dei Beni Comuni – Pisa, NATs per… Onlus, NaturalMENTE Monopoli, No Austerity – Coordinamento delle lotte, No Scorie Trisaia, Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, Pax Christi Taranto, People Health Movement, Progetto Rebeldia – Pisa, Progressi, Re:Common, REES Marche, Reorient, Retepopolare – Istituto Generale del Buon Governo, Rete Della Conoscenza, Rete per l’Economia Solidale della Valdera, Rete Semi Rurali, Ri-Costituzione, #Salvaiciclisti Monopoli, Salviamo il paesaggio Monopoli, Sbilanciamoci, Scup, Sindacato Italiano Lavoratori, Sinistra contro l’euro, Slow Food, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In Difesa Dell’Amiata, Sos Rosarno, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Teleagenzia 1, Terra d’Egnazia, Terra Nuova, TerraViva, Transform! Italia,Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione Sindacale di Base, Unione Sindacale Italiana, Viviconsapevole, Yaku, WWF Monopoli, WWOOF Italia

I sostenitori

ALBA – Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente,Comitati trentini per l’altra Europa con Tsipras,Comitato Tsipras Etruria, Convergenza Socialista, Isabella Adinolfi (Eurodeputata Movimento 5 Stelle), Roberto Cotti (Senatore Movimento 5 Stelle / Sardegna),Federica Daga (Deputata Movimento 5 Stelle / Lazio 1), Dario Tamburrano (Eurodeputato Movimento 5 Stelle), Ecologisti Democratici (Circolo di Firenze), Lista Civica Indipendente Pianezz@ttiva, Lista L’Altra Europa con Tsipras, MeetUp Cosenza “Amici di Beppe Grillo”, Meetup Udine Sud – Cussignacco, Movimento 5 Stelle Cecina, Partito EcoAnimalista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Pirata Italiano, Partito Umanista, perUnaltracittà – laboratorio politico Firenze, Rifondazione Comunista, Rifondazione Comunista Biella, SEL, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana, Speranza per Caserta, Verdi

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2016 - Incontro Salute Pubblica

Nuove mani nella città. Genova e i suoi quartieri come responsabilità comune.

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